1917

Sam Mendes pianifica le strategie del suo film di guerra ottenendo non un risultato epico, bensì un ritratto crudo dei conflitti militari.

La guerra è da sempre uno dei temi più affrontati dalla settima arte in tutte le sue accezioni. In passato è facile trovare esempi di film dai risvolti propagandistici, epici oppure estremamente critici: i conflitti militari del XX secolo sono stati raccontati e analizzati da ogni possibile prospettiva. Osservando, tuttavia, la filmografia di questo genere appare subito chiaro che due guerre in particolare hanno avuto spazio sul grande schermo, il secondo conflitto mondiale e la guerra in Vietnam. Solo grandi registi sono stati invece in grado di confrontarsi con la prima guerra mondiale, forse erroneamente considerata troppo poco interessante per il grande schermo. Dopo Stanley Kubrick con Orizzonti di gloria, Steven Spielberg con War Horse e Mario Monicelli con La grande guerra, anche Sam Mendes ha accettato la grande sfida scegliendo di tramandare al suo pubblico le storie del nonno sulla Prima guerra mondiale con l’ambizioso 1917, pellicola che concorre ai prossimi Oscar con ben dieci candidature.

Mendes si avventura tra le trincee del fronte occidentale nell’aprile del 1917 seguendo la missione che vede protagonisti Tom Blake (Dean-Charles Chapman) e William Schofield (George MacKay), due Lance Caporal dell’esercito britannico che hanno l’incarico di consegnare al colonnello Mackenzie l’ordine di interrompere un attacco che condurrebbe il suo battaglione nel vivo di un’imboscata orchestrata dai tedeschi. Per farlo, i due ragazzi dovranno attraversare pericolosamente il territorio nemico in una letale corsa contro il tempo che può cambiare le loro sorti.

Sull’onda del diffuso entusiasmo per la scelta di realizzare la narrazione come un unico piano sequenza, il film è arrivato nelle sale italiane tra le grandissime aspettative del pubblico di cinefili. È necessario quindi chiarire sin dal principio che la pellicola mantiene tutte le sue promesse, portando in scena quella che, a tutti gli effetti, una semplice storia. Sam Mendes e la sceneggiatrice Krysty Wilson-Cairns attraverso questa banale intuizione espongono sul grande schermo la loro interpretazione di un conflitto mondiale letale per tutte le parti coinvolte. Non c’è niente di epico o spettacolare nel racconto. 1917 mostra tutta l’insensatezza e crudeltà di un conflitto che ha lasciato dietro di sé una generazione di padri senza figli e figli senza padri, sconvolgendo per sempre l’Europa e non solo. I due protagonisti sono così costretti a farsi strada tra cadaveri di giovani alleati e nemici, vera e propria carne da macello mandata in prima linea in nome di valori di cui nessuno si ricorda. Tutto questo è la guerra secondo Mendes, un intreccio di storie drammatiche rimaste schiacciate dalla gelida insensatezza di un conflitto militare in cui ogni soldato coinvolto è una semplice pedina di un gioco letale.

Il rischio di risultare però a livello grafico un video-gioco era altissimo. La scelta dell’ammirevole piano sequenza – frutto in realtà di un abilissimo lavoro di montaggio – permette allo spettatore di vivere in prima persona le avventure e il ritmo che detta il destino dei protagonisti. Questa messa in scena magistrale è incorniciata dalla luce naturale accuratamente gestita dal veterano della fotografia Roger Deakins. Alcune sequenze della pellicola grazie al suo intervento sono letteralmente dei capolavori, veri e propri quadri di colori e luci che racchiudono tutto il significato del film. L’ammirevole cura tecnica dei particolari, tuttavia, in alcuni passaggi sembra lasciar trasparire una certa difficoltà a provare empatia per alcuni personaggi. Alcune scene nella seconda parte, inoltre, sembrano forzate e smorzano un ritmo altrimenti impeccabile.

Queste piccole note negative, tuttavia, non compromettono un film solido, potente nella sua messa in scena e in grado di trasmettere con efficacia il suo messaggio senza filtri.

Federica Gaspari

Cresciuta sulle rive del Lago Maggiore, dal ’95 scandisce il tempo con film, serie tv e libri. Nel tempo libero studia ingegneria ma, ad oggi, non è ancora riuscita a scoprire i segreti del flusso canalizzatore di Doc. Tra un passatempo e l’altro riesce ad assillare chiunque con teorie su Inception e ossessioni per registi e attori.

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