Le Mans ’66

Ripercorrendo ad alta velocità la rivalità tra Ford e Ferrari degli anni Sessanta, James Mangold guida una scuderia di attori eccellenti.

La velocità e l’adrenalina del mondo automobilistico da sempre ispirano grandi registi e altrettanti film. I risultati, però, hanno avuto fortune alterne. Tra i recenti esempi, il più fortunato è stato senza dubbio Rush, film del 2013 di Ron Howard. Questa pellicola, in particolare, sceglieva di raccontare l’essenza stessa di questo genere cinematografico attraverso il concetto di rivalità, la contrapposizione tra due caratteri estremamente diversi ma così simili nella loro passione comune. Queste sfide diventano il modo migliore per avventurarsi tra le pieghe della biografia di personaggi più o meno illustri. Sotto quest’ottica, Ford vs Ferrari, titolo originale di Le Mans 66 – La grande sfida di James Mangold, potrebbe risultare ingannevole ma non troppo. Perché?  Anche se, all’apparenza, la sfida del titolo italiano è tra i due colossi automobilistici sui lati opposti dell’oceano Atlantico, il vero confronto esplorato dal film è quello di due uomini poco noti con loro stessi. Accettare grandi sfide e mettersi in gioco è, infatti, innanzitutto un modo per affrontare e superare i propri limiti, per (ri)scoprire talenti e ambizioni.  E’ questo il caso di Carrol Shelby e Ken Miles, duo automobilistico stranamente formatosi negli anni Sessanta per rinfrescare il prestigio del marchio Ford nei circuiti di gara. Il primo, trionfatore della 24 ore di Le Mans nel 1959 divenuto poi ingegnere e designer automobilistico, ricevette infatti il compito di confezionare e collaudare un esclusivo modello Ford in grado di competere con la rivale del momento, la temibile Ferrari. Carrol, arruolando il testardo e impulsivo Ken, metterà a dura prova la Ford stesso spingendo però i suoi limiti oltre il pensabile in una nuova partecipazione a Le Mans. James Mangold, dopo aver lasciato un segno importante nel genere cine-comic con il suo ultimo Logan dalle sfumature crepuscolari, si avventura nel difficile e affollato mondo dei film biografici a sfondo sportivo. Sin dal principio, in un’inevitabile e prevedibile contrapposizione tra vecchia Europa e nuova sognante America, il rischio era di ricadere nella solita consumata retorica a stelle e strisce. In parte il film cade nel tranello. Questo apparente scivolone, però, è il modo migliore per raccontare un mondo di spietate ambizioni e compromessi, in cui l’apparenza gioca sempre il ruolo più importante a scapito di tutto e tutti. Un Matt Damon in gran forma, con strabiliante accento texano d’occasione, spalleggia un sempre spettacolare Christian Bale senza freni, formando una coppia letteralmente inarrestabile. I risvolti più tragici e inaspettati, però, sanno perfettamente come cambiare le sorti e il successo di un’impresa leggendaria, per la storia e sul grande schermo.

Federica Gaspari

Cresciuta sulle rive del Lago Maggiore, dal ’95 scandisce il tempo con film, serie tv e libri. Nel tempo libero studia ingegneria ma, ad oggi, non è ancora riuscita a scoprire i segreti del flusso canalizzatore di Doc. Tra un passatempo e l’altro riesce ad assillare chiunque con teorie su Inception e ossessioni per registi e attori.

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