IT CAPITOLO SECONDO

27 anni dopo la fatidica promessa dei “perdenti”, Derry è una città diversa nel suo aspetto ma non nell’animo e nella gente che la abita. Diversi sono anche i nostri protagonisti, ormai adulti e realizzati; ognuno lontano dalla propria città natale e con la propria vita agiata. Tutti, tranne uno: Mike. Quest’ultimo non è mai riuscito a “fuggire” dalla trappola dei ricordi e il senso di colpa per la morte della sua famiglia lo attanaglia e lo tormenta ogni giorno. La sua permanenza a Derry però, ha fatto sì che potesse informarsi il più possibile sulla figura di Pennywise, dalla sua “nascita” alla sua “morte”. Dopo il ritrovamento di un corpo nello scolo cittadino, Mike capisce che è giunto il momento di riunire il “club dei perdenti” e di porre fine a IT. Il secondo capitolo della trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Stephen King si può suddividere in 3 parti, molto nette e distinte: Nella prima parte abbiamo l’introduzione e la reunion, molto lenta a livello di trama ma necessaria per farci comprendere l’intera vicenda e per introdurci le nuove personalità dei personaggi da adulti. La parte centrale, dove la trama diventa più “adulta” iniziando a colorarsi di quelle meravigliose sfumature presenti anche nel romanzo. Infine l’epilogo, rapido e indolore ma soprattutto molto poco soddisfacente.

Muschietti è stato capace di confezionare un secondo capitolo abbastanza fedele al libro, riportando le varie personalità e sfruttando le grandissime capacità attoriali dell’intero cast. La regia è ottima, molto pulita e lineare. La CGI però è particolarmente imbarazzante, il ringiovanimento digitale fatto sui bambini è davvero troppo evidente. Nel complesso il film non riesce ad essere totalmente soddisfacente. La trama, per quanto fedele al romanzo, è a tratti molto superficiale e presenta delle parti esclusivamente funzionali (per non dire totalmente inutili) che lasciano spesso interdetti e con molte domande senza risposta. Anche la linea comica, per quanto apprezzata, è un po’ troppo presente, finendo per smorzare anche scene in cui era necessario sentire del pathos ed empatizzare coi sentimenti dei nostri protagonisti. Questa scelta è quasi sicuramente dettata dalla lunghezza eccessiva della pellicola (Le 2 ore e 45 filano bene ma le ritengo giustificate) e dal dover mantenere un target di pubblico più basso rispetto a quello del libro. Bill Skarsgård funziona perfettamente, rimane lineare con il primo film ed è capace di incutere terrore anche senza usare la CGI. Purtroppo sembra che la sceneggiatura sia stata scritta e poi riscritta da due persone totalmente diverse con un’idea del film opposta. Sicuramente fare una trasposizione di un romanzo così complesso, profondo e articolato non è per niente facile, ma non è detto che ciò che funziona sulla carta, funziona anche sul grande schermo.

Cine Show

22 anni di passione verso il cinema mi hanno fatto diventare un'instancabile sognatore. Amante del genere Thriller e fantascientifico.

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