Mary e il fiore della strega

Mary Smith trascorre gli ultimi giorni estivi in vacanza dalla prozia, in attesa dell’inizio della scuola. In un caldo pomeriggio, la ragazzina – annoiata dalla vita di campagna – si rifugia nel bosco vicino alla casa e s’imbatte in un misterioso fiore azzurro chiamato “Volo Notturno”. Sfregando i suoi petali, Mary acquisisce uno strano potere magico, appartenuto – molto tempo prima – ad una strega…

 

In pochi lo sanno, forse, ma la celebre Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts non è stata la prima accademia per maghi della letteratura fantasy mondiale. Nel 1971 – 26 anni prima dell’uscita di “Harry Potter e la Pietra Filosofale” – la scrittrice britannica Mary Stewart ne aveva partorita un’altra – altrettanto maestosa e non così diversa – nel libro per ragazzi “La Piccola Scopa”. Lo scorso anno, il romanzo è stato trasposto sul grande schermo, con il titolo “Mary e Il Fiore della Strega (Mary and the Witch’s Flower)” (2017) – nuovo lungometraggio d’animazione di Hiromasa Yonebayashi. Si tratta del primo film realizzato dal neonato Studio Ponoc – fondato dal regista giapponese e dal produttore Yoshiaki Nishimura – che raccoglie il testimone dello Studio Ghibli e di suoi tanti professionisti. La storica casa di produzione di Isao Takahata e Hayao Miyazaki pareva, infatti, aver chiuso, del tutto, i battenti; ma ha, poi, fatto retromarcia per mettere in produzione “How Do You Live?” (2021), che dovrebbe essere l’ultimo progetto dell’autore vincitore dell’Oscar per “La Città Incantata” (2001). Dal punto di vista tecnico, il film è un’abbagliante festa per gli occhi. I disegni animati sono meravigliosi e lo stile immaginativo e visionario, tipico dello stesso Miyazaki, c’è tutto. In questo senso, è degno di nota l’universo magico ricreato attraverso delle scenografie accurate e scintillanti – a partire dal castello arabeggiante, sospeso nel cielo e quasi simile a un parco divertimenti. Nell’osservare la crescita della giovanissima protagonista – che si affaccia al mondo, con tutte le dinamiche che ne scaturiscono – veniamo proiettati in un’avventura che regala diversi momenti di autentica meraviglia. Senza tralasciare degli aspetti socio-culturali interessanti, come lo sfruttamento degli animali – utilizzati per degli sconcertanti esperimenti chimici, volti a innestare nuove specie dall’incrocio di creature differenti. Se avete amato la saga di “Harry Potter” (2001-2011) e siete degli estimatori di anime giapponesi – magari, anche del similare “Kiki – Consegne a Domicilio” (1989) – seguirete, probabilmente, con piacere questa fiaba fantasy adatta ai bambini e agli adulti che si sentono, in parte, ancora tali. 

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