Hereditary

15 agosto, 2018   |  
Annie non ha mai nascosto il suo passato tumultuoso con sua madre, soprattutto quando è costretta a pronunciare il discorso funebre, perchè Ellen sopraffatta da un cancro, muore, portando con se misteri e dissapori.
La morte di sua madre, dipinge il fato della famiglia di Annie di un oscuro presagio.
Annie è disperata, affranta, ma allo stesso tempo sembra sollevata. È una donna talentuosa con spiccate doti artistiche che costruisce diorami curatissimi con una dovizia di particolari a dir poco maniacale, per lavoro, ed anche per diletto.
E’ questa l’idea che origina la pellicola di Ari Aster al suo esordio, diorami che prendono vita. Utilizza questo espediente dalle primissime sequenze, con il potere di una regia statica e claustrofobica, che porterà spesso lo spettatore a perdere il contattato con cosa è vero e cosa è artefatto.
Annie è madre di due figli, Peter, un ragazzo con i problemi legati alla sua giovane età e Charlie, una bambina con un senso spiccato per l’arte. Una bambina problematica, ma con lo stesso talento di sua madre, ereditato in maniera alquanto insolita, riuscendo infatti ad esprimerlo in modo piuttosto macabro, dipingendo strane figure su un taccuino, o facendo prendere vita ad alcune sue composizioni con delle teste di uccelli mozzate.
E’ subito evidente che i lavori di madre e figlia sono permeati di un certo livello di negatività, che nessuno intende nascondere. C’è una fase di set-up molto lunga, in cui vi è la preparazione di una minaccia tutt’altro che incombente, in cui l’attesa per un qualcosa che si sta costruendo, non aiuta a far capire ancora con chi o cosa abbiamo a che fare.
La prima parte del film infatti enfatizza molto il ruolo di Annie, protagonista assoluta, interpretata da Toni Collette, che ricorderete per l’ottima interpretazione ne “Il sesto senso”. Non riesco ad immaginare nessun’altra attrice al suo posto, capace di rendere la drammaticità e la follia, cosi palpabile e coinvolgente.
La pellicola prosegue delinando i profili disturbanti, dei membri della famiglia, ciascuno con le proprie fragilità e stranezze, talvolta esasperati, che gettano nello sconforto, chi assiste ai tragici e raccapriccianti avvenimenti. Il grande lavoro di Ari Aster è quello di sfiduciare lo spettatore rispetto a quello che vede, vuole illuderlo, trafiggerlo di dolore, per poi farlo resuscitare e smarrire completamente sul finale.
Essenziale è anche il lavoro del direttore della fotografia Pawel Pogorzelski il quale svolge un lavoro encomiabile nel transformare gli spazi di vita quotidiana in diaboliche diapositive in cui il demoniaco prende vita. E quelle musiche inquietanti che giocano con i rumori, e con i suoni, faranno fatica a lasciarvi andare.
“Klock!”
Hereditary fa parte del filone dei nuovi horror movie di qualità, come The Witch, Babadook, It Follows che però ha una pretesa in più; tentare l’arduo compito di scontrarsi con i grandi classici del genere, quelli che un tempo facevano saltare dalle poltrone con espedienti diventati poi canonici. Il valore di questa impresa è enorme, ed completamente riuscita. Hereditary è un capolavoro e merita un posto d’onore tra i migliori film horror di tutti i tempi anche grazie a un cast straordinario e una Toni Collette smisurata, da Oscar. La paura è una stato emotivo primordiale, incontrollabile, nessuno può restarne incontaminato, almeno per una volta nella vita, soprattutto quando questa è figlia dell’inquietudine più bieca. Mentre vi scrivo queste ultime righe, ho ancora quel brivido che mi percorre la schiena e sento ancora quei maledetti rumori. Hereditary è tutto questo, lasciatevi contagiare, non ve ne pentirete.

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