TENET

A Christopher Nolan bastano una manciata di minuti per ricordarci perché ci è mancata così tanto la sala in questi mesi. Le luci si abbassano, la musica si alza e ci ritroviamo al teatro dell’Opera di Kiev, nel mezzo di un’operazione di intelligence in cui con scene d’azione misurate e magistralmente dirette veniamo a conoscenza del nostro Protagonista (l’unico modo in cui verrà chiamato nel film): ogni azione che compie e ogni dettaglio sullo schermo sono studiati per lasciare qualche indizio sul suo comportamento in missione e su quello che lo aspetterà più avanti, mentre la colonna sonora immerge subito lo spettatore in uno scenario pieno di tensione. La sequenza di apertura è puro cinema di altissimo livello, il bentornato perfetto alla sala dopo tutti questi mesi di attesa.

E poi che succede? Tanto, troppo, al punto che diventa impossibile sintetizzare tutto in una sinossi di poche righe: non perché l’intreccio sia particolarmente complesso, ma piuttosto è la enorme quantità di informazioni che vengono continuamente riversate sullo spettatore a rendere complicata la visione. Ogni sottigliezza del prologo viene subito messa al bando e invece che una serie di indizi da mettere insieme per comporre un puzzle ci ritroviamo con un personaggio che viaggia avanti e indietro tra Kiev e Mumbai (con la velocità delle navi e dei corvi dell’ottava stagione di Game of Thrones) a raccogliere informazioni segretissime che però gli vengono spiattellate senza alcuno sforzo. Facile, quando i tuoi interlocutori sono poco più realistici di un cartonato in scala 1:1.

Come si inserisce in tutto questo l’elemento fantascientifico? Come ci ha tenuto a dire lo stesso Nolan, Tenet non è un film sul viaggio del tempo, ma piuttosto uno che usa il viaggio nel tempo come strumento “in dotazione” ai personaggi, in modo non troppo dissimile da come succedeva con i sogni in Inception. Ed esattamente come in Inception vediamo che la fantascienza viene privata di ogni mistero, spoetizzata e trasformata in un modo di rendere l’azione più spettacolare e inedita. Almeno il mondo onirico offriva una finestra sullo stato mentale e il passato di Cobb, in Tenet non c’è niente che somigli a un background e fino alla fine non c’è modo di empatizzare con nessuno dei personaggi sullo schermo, di sentirsi sollevati per un pericolo scampato o angosciati quando tutto sembra andare per il verso sbagliato. Paradossalmente Tenet è un film troppo semplice, che nasconde dietro discorsi di fisica quantistica e articolate scene d’azione la totale assenza di complessità dei suoi personaggi, dei rapporti tra di loro e delle loro motivazioni, privando ogni singola scelta e addirittura ogni dialogo del peso necessario a renderli coinvolgenti per lo spettatore.

Detto questo, con un plot twist degno della filmografia di David Fincher, mi è impossibile non consigliare la visione di questo film. Con tutti i suoi difetti, Christopher Nolan ci regala ancora una volta immagini uniche per spettacolarità, costruzione della scena e montaggio dell’azione, utilizzando di nuovo il concetto di tempo come cardine della sua cifra stilistica e in modo sempre diverso dalle precedenti, mostrando qualcosa di così eccelso tecnicamente da poter essere goduto a pieno solo ed esclusivamente sul grande schermo (preferibilmente in IMAX) e col supporto dell’impianto audio della sala. Il vero grande pregio di quest’opera è che stabilisce una volta per tutte l’insostituibilità della sala cinematografica, e in un momento in cui anche i grandi blockbuster si arrendono alla release in streaming, non è affatto un elemento da sottovalutare.

Valentina Buggè

24 anni, disegnatrice compulsiva, negli ultimi anni la mia passione per il fumetto e l'animazione si è estesa al cinema in tutte le sue forme. Laureata in architettura, il mio sogno nel cassetto è specializzarmi in scenografia. Nel frattempo, divido le mie giornate (e quando serve le nottate) tra plastici, film e manuali di cinema email : bugge.valentina@gmail.com

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