Macchine Mortali

27 Dicembre, 2018   |  

Devastazione, guerra.

La sete per il dominio assoluto, l’asservimento dei popoli, sono stati da sempre la rovina del mondo.

Rovina, è la parola che può identificare tra le altre cose, la trasformazione del pianeta in un paesaggio devastato, arido, brullo, che nei casi più disastrosi, può definirsi post apocalittico.

Le armi atomiche, che abbiamo creato e conservato con tanta cura, potrebbero essere sufficienti a spazzare via l’umanità nell’arco di un’ora.

La “Guerra dei 60 minuti” è ciò che fa da sfondo alle vicende narrate in Macchine Mortali, lungometraggio tratto dai romanzi dello scrittore Philip Reeve, un opera composta di 4 capitoli principali, più altri 3 che fanno da prequel. Tanto materiale, che a detta di chi ha potuto saggiarne la bontà risulta essere anche di buona fattura.

Non a caso, ne è stato tratto questo massiccio adattamento cinematografico, molto desiderato dal maestro Peter Jackson, che ha voluto intestarsi il titolo di co-produttore e co-sceneggiatore  prestando il fianco a molti collaboratori di vecchia data, tra cui il regista Christian Rivers, al suo debutto dietro la cinepresa.

Macchine Mortali ci proietta in un futuro, in cui la nostra epoca è andata sepolta e dimenticata, in cui i “predatori” sono imponenti città che si muovono su cingolati, come se fossero gargantueschi carri armati “viventi”, a prima vista, davvero impressionanti.

È il caso di Londra, il cui ingegnere, interpretato da un bravissimo Hugo Weaving, sogna un futuro di conquista e dominio totale su quelli che sono altri insediamenti statici e città semoventi minori, da inglobare al proprio interno.

I piani di Londra, subiranno alcune interferenze, che arrivano a distanza di decenni, direttamene dal passato dello stesso ingegnere. La ragazza sfregiata, protagonista assoluta, Hester Shaw, cerca infatti vendetta per l’omicidio di sua madre, e l’incontro con il giovane storico Tom Natsworthy, sarà foriero di una combattuta ma sincera alleanza.

 

Macchine Mortali, è un film avvincente, piacevole, e con un gran bel ritmo, ad alto tasso di spettacolarizzazione. 

Questo ultimo aspetto, enfatizzato con intelligenza, tende però a sovrastare pesantemente la parte narrativa, dalla quale avremmo voluto un maggiore approfondimento, risultando fin troppo compressa, considerata la grossa opera da cui trae la sceneggiatura.  Un peccato non da poco che non favorisce l’attaccamento ai personaggi da parte dello spettatore, elemento essenziale per il successo di un film, e dei suoi eventuali sequel. Siamo disposti a perdonare quest’ultimo aspetto nell’ottica di voler configurare questo film, appunto, non come stand alone, ma facente parte di una trilogia, almeno. Aldilà di questo, il film riesce ad intrattenere grazie a una serie di suggestioni dettate da alcune scelte stilistiche e registiche di sicuro impatto. L’ambientazione futuristica e steam punk, in alcuni momenti richiamerà con forza alla nostra memoria, Star Wars, talmente spesso da trasformare una sorta di “ispirazione” in omaggio, e che sia questo un bene o un male, sta a voi giudicarlo. Quel che però manca davvero, volendo fare un improprio confronto, è la leggerezza ed il senso dell’umorismo che nei film di Lucas erano elementi sempre presenti.

Echeggia, nel roboante fragore dei motori anche un pò di Terminator, ma naturalmente dovreste guardare il film, per notare quello che è un’altro nettissimo riferimento.

In questa amalgama di echi e suggestioni, Macchine Mortali riesce comunque a ritagliarsi la propria personalità e dignità, rivelandosi al pubblico, soprattutto più giovane, come un colossal capace di intrattenere con una buona idea di partenza, una trama interessante e tanto, tanto spettacolo. Dovendo tirare le somme, è un po’ come assistere a un concerto rock, in cui il cantante e la band eseguono il tutto con gran capacità e grinta senza invadere mai lo spettatore tuffandosi per esempio, sulla folla urlante, senza spaccare microfoni o chitarre. Bello, bellissimo, ma manca quel pizzico di assurdità, e di esagerazione che lo avrebbe fatto ricordare come qualcosa di eccitante e grandioso allo stesso tempo.

Alla fine però, torni a casa divertito e sorridente, e con la voglia di vederne un altro, ed è questo ciò che conta.

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