THE NEST

Il Nido. Un titolo che racchiude l’essenza e l’anima principale del film. The Nest è infatti un film che proietta ogni sua attenzione nei particolari di Villa Dei Laghi ovvero la dimora, anzi, il nido di Samuel e la sua mamma. Costretto sulla sedia a rotelle, il nostro giovane protagonista, per volere della madre, non ha mai visto nulla al di fuori della tenuta della sua famiglia. Si tratta solo di una donna troppo apprensiva o c’è dell’altro?  Esco dalla sala con molti interrogativi, tanti dei quali trovano una risposta solo dopo un’attenta analisi al film che ho appena guardato. In una parola, mi viene subito da dire FINALMENTE.

Sì perché finalmente il cinema italiano può spiccare per le idee di sceneggiatura, senza proporci una trama trita e ritrita. Finalmente perché ci troviamo un film con un’idea di fondo molto buona, un cast dalle interpretazioni impeccabili e una regia quasi impressionante a livello di tecnicismi. Finalmente possiamo ribadire che il cinema italiano non è morto e possiamo andarne veramente fieri.  Mi prendo la libertà di citare una scena che mi ha particolarmente colpito; Samuel sulla sua sedia a rotelle gioca con il cane, gira intorno alla stanza e la telecamera rimane sempre dietro di lui, riportandoci subito alla mente l’inquadratura del meraviglioso cult horror The Shining di Stanley Kubrick (1980) in cui il piccolo Danny gioca tra i corridoi dell’Overlook Hotel in sella al suo triciclo. Un particolare di nessuna importanza per la trama ma che mi ha fatto riflettere sulla precisione e sull’impegno che Roberto De Feo deve aver utilizzato per questo film, che dire se non che tutto ciò è da ammirare e rende finalmente (di nuovo) soddisfatti i cinefili italiani?  Abbiamo inoltre la possibilità di ammirare -sì, è veramente ammirazione- una Francesca Cavallini maestosa, in tutta la sua bravura e che ricorda vagamente una Nicole Kidman in The Others (2001), ma con un’eleganza innata, una drammaticità nello sguardo e una professionalità che raramente ho visto sul grande schermo.  Una scenografia stupenda, data anche e soprattutto dalla magnifica location tutta italiana che diventa protagonista indiscussa del film. Giochi di specchi presenti per tutto il tempo contribuiscono a rendere la pellicola quasi enigmatica, sfociando nell’ermetico e continuando a esserlo fino agli ultimi due minuti del film, quando un finale a sorpresa, a tratti geniale, ci fa rimanere a bocca aperta e increduli. Un horror che non fa propriamente paura, anzi, non tiene neanche in tensione, ma sicuramente crea nello spettatore la voglia di comprendere ciò che per la maggior parte del tempo sembra essere indecifrabile.  Sulle note di Beethoven, in mezzo a uno scenario gotico, con la luce che acquista un’importanza fondamentale e che ci mostra la fotografia curata in ogni minimo dettaglio, possiamo affermare che The Nest sia un film da andare a vedere, comprendere e -perché no?- potremmo anche aspettarci un sequel. 

Giuditta Bergamasco

19 anni, una grande passione per il cinema. Amo i thriller psicologici, i film romantici, quelli comici e anche i drammatici. Frequento Scienze dei beni culturali alla Statale di Milano, sto studiando per rendere questa mia passione un lavoro, perchè fin da bambina i film mi hanno insegnato che i sogni son desideri e realizzarli non è mai impossibile.

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