Domino

Brian De Palma torna sul grande schermo alla regia di un thriller internazionale dal sapore classico che tuttavia non trascura l’attualità. La New Hollywood degli anni Settanta è stata fucina di una generazione di cineasti brillanti ed acuti. Brian De Palma ne è stato uno dei maggiori rappresentati sin dalla nascita del movimento. Il suo stile così attento e il naturale talento nel creare tensione con grande eleganza gli sono valsi addirittura un titolo importante, un’eredità difficile con cui confrontarsi: per molti De Palma è considerato il degno successore del maestro della suspense, Hitchcok. La carriera del regista, tuttavia, non sempre ha supportato questa tesi. Nel suo curriculum, infatti, figurano non pochi passi falsi che si alternano a grandi successi. Per tutti questi motivi l’uscita di Domino, primo suo film dopo sette anni di assenza dalle sale, ha suscitato uno strano interesse misto a sospetto. A quale categoria appartiene questa nuova pellicola? Ai thriller così tesi e avvolgenti nelle loro atmosfere oppure alle produzioni meno motivate e convincenti? Questo thriller di stampo fortemente poliziesco si snoda tra Danimarca e Spagna, seguendo per mezza Europa le avventure del detective Christian Toft (Nikolaj Coster-Waldau), coinvolto suo malgrado in una letale catena di drammatici eventi scatenati dalla violenta aggressione subita dal suo collega Lars Hansen (Seren Malling).

Le indagini alla ricerca di uno sfuggente criminale si intrecceranno con la concreta minaccia del terrorismo internazionale, portando il protagonista ad affrontare situazioni estremamente pericolosi ai limiti delle sue capacità. È difficile orientarsi nel fin troppo intricato e confuso labirinto di avvenimenti della trama. Fortunatamente, nonostante vistosi tagli che lasciano intuire significative modifiche dovute ad una produzione travagliata, De Palma riesce comunque a lasciare la sua elegante impronta nella messa in scena. Non mancano quindi dinamici giochi di cambi di prospettive oppure tesi prestigi della cinepresa. I riferimenti al mondo thriller più classico non mancano e appassioneranno il pubblico amante del genere. Il cast principale, tuttavia, non riesce ad essere sempre pienamente convincente, sprecando valide climax di suspense. Il grande potenziale dello spunto narrativo, che comprende una riflessione degna di nota sulle dinamiche del terrorismo, riesce comunque a rendere interessante e curioso il film che, pur non passando alla storia per solidità o livello recitativo dei suoi interpreti, saprà intrattenere per tutta la sua durata un pubblico particolarmente affascinato dai canoni delle indagini poliziesche.

Federica Gaspari

Cresciuta sulle rive del Lago Maggiore, dal ’95 scandisce il tempo con film, serie tv e libri. Nel tempo libero studia ingegneria ma, ad oggi, non è ancora riuscita a scoprire i segreti del flusso canalizzatore di Doc. Tra un passatempo e l’altro riesce ad assillare chiunque con teorie su Inception e ossessioni per registi e attori.

Post collegati

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: