The disaster artist

27 Febbraio, 2018   |  

Il “disastro” a cui si riferisce il titolo dell’ultimo film di James Franco è Tommy Wiseau, un grottesco personaggio di cui non si conosce nulla (nome, provenienza ed età note sono dati fasulli), privo di cultura e talento cinematografico, ma animato da un’irrefrenabile desiderio di lavorare nel mondo del cinema. La sua testardaggine lo porterà a scrivere, produrre, girare e interpretare nel 2003 il film The Room, famoso per la critica cinematografica come il “Quarto potere dei film brutti”.

L’opera prima di Wiseau è un pasticcio insalvabile, ma, come talvolta capita, con gli anni è diventato un cult per via della sua comicità involontaria, trasformandone l’artefice in una leggenda del trash. Negli Stati Uniti Tommy Wiseau è un’icona del ridicolo, dal look e dall’accento improbabili, e in tutto questo c’è qualcosa di tragico: un uomo, considerato sgradevole dai più, vuole mettersi a nudo davanti al mondo per farsi capire e benvolere a ogni costo (letteralmente, dato che il film venne prodotto a sue spese), ma viene invece sbeffeggiato senza pietà dal pubblico. Ed è questo il punto di vista di James Franco, che cerca di riabilitare una figura fraintesa senza in alcun modo di edulcorarne i tratti più respingenti e caratteristici. Quella che può sembrare una parodia è in realtà una rappresentazione tridimensionale del personaggio, che non scade mai nel macchiettistico, ma anzi gli regala dei momenti di grande profondità. Un ruolo difficilissimo che James Franco centra in pieno, meritando le numerose nomination. La scelta del fratello Dave nel ruolo del coprotagonista risulta poco comprensibile, dato che la somiglianza tra i due non avrebbe alcun senso nel contesto del film, ma costumi e make-up fanno il loro lavoro, attenuando di molto questa potenziale incongruenza.

The Disaster Artist nel complesso funziona, è un film leggero, ma ricco di spunti, ottime interpretazioni e camei stellari, da Sharon Stone a Zac Efron. Sebbene non necessaria è consigliatissima la visione di The Room prima, innanzitutto per cogliere tutti i particolari minuziosi raccolti e ricostruiti da Franco, e poi perché è esilarante.

In più, se dopo aver visto il secondo vi sentirete in colpa per aver riso al primo, saprete con certezza che il film ha centrato il suo obiettivo.

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