ROCKETMAN

31 Maggio, 2019   |  

Mettere in scena la vita di uno dei cantanti più famosi e ricchi della storia della musica può sembrare fin troppo facile e scontato ma sicuramente non per Elton John, non per Rocketman.
La biopic musicale diretta da Dexter Fletcher decide di raccontare l’ascesa del cantante a modo suo, partendo dal punto più basso in assoluto: il Rehab. Vestito da demone, sfonda le porte della bianca e divina clinica di riabilitazione, si lancia su una sedia per poi decidere di fermarsi e di fare i conti con se stesso e con il suo passato.

Un’infanzia difficile e una vita altrettanto complicata lo porteranno intorno ai 20 anni ad abbandonare le vesti di Reginald Kenneth Dwight e di prendere quelle di Elton John, “uccidendo” il vecchio se stesso per dare spazio alla sua vera natura, dimenticandosi però che tutto ha un prezzo. “Rocketman” è un racconto biografico decisamente atipico in quanto la narrazione degli eventi reali viene mescolata alle fantasie, ai sogni e alle paure più recondite del cantante in modo da veicolare un messaggio più intimo e decisamente diretto. Il paragone con Bohemian Rhapsody è inevitabile sotto vari aspetti ma Rocketman prende una strada totalmente diversa portando gli eccessi, il sesso, le droghe e gli errori sul grande schermo concentrandosi sulla storia e sul personaggio, rendendo marginale la teatralità e inserendo le canzoni più importanti come colonna sonora emotiva della sua vita. Elton John si spoglia lentamente (e anche letteralmente) davanti ai nostri occhi e mette a nudo i suoi punti deboli senza paura e senza rimorsi e ci coinvolge in questo magnifico viaggio di redenzione che vuole chiudere un cerchio incompleto da 50 anni, ammettendo i suoi sbagli ma anche quelli degli altri, rendendoci più consapevoli sulla sua storia. Dexter Fletcher ha fatto un buon lavoro alla regia ma rimane comunque molto sottotono per la poca coesione di certe inquadrature. Grande rivelazione è Taron Egerton che lascia decisamente a bocca aperta per la sua interpretazione di Elton ma soprattutto per l’arrangiamento delle parti cantate (esplicitamente richiesto dal cantante stesso) che toglie dall’equazione l’effetto “sosia” per dare totale spazio all’enorme talento dell’attore. Rocketman convince per la storia e per i suoi personaggi, non è totalmente capace di coinvolge il pubblico facendolo cantare a squarciagola ma rimane comunque in grado di regalare forti emozioni.

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