Un piccolo favore

20 Dicembre, 2018   |  

Scrivere di un thriller è sempre come camminare su di un campo minato. Si rischia sempre di svelare qualcosa e di cadere nello spoiler. Ma scrivere di “un piccolo favore” risulta in realtà più semplice perchè qui non si tratta solo di un thriller.

In tutta onestà siamo entrati in sala con un’aspettativa medio bassa ma, fin dalle prime battute, ci siamo resi conto che eravamo di fronte a qualcosa di molto diverso da un semplice thriller. Certo lo è – ed è anche un po’ noir- ma è anche una commedia brillante, con qualche elemento comico. Nonostante questo riesce a rimanere sempre e comunque un thriller. Insomma è un sapiente mix di generi.

La scelta delle attrici (Anna Kendrick e Blake Lively) è straordinariamente centrata perchè enfatizza la differenza tra i personaggi di Stephanie e Emily e come queste due figure così distanti possono essere così vicine: due madri talmente tanto diverse da essere perfette insieme come amiche del cuore. La rapidissima evoluzione dell’impacciata e insicura Stephanie quasi dominata dalla personalità di Emily (donna in carriera, ricca e dalla personalità fortissima) cattura lo spettatore che resta sorpreso nello scoprire che veramente tutti hanno dei segreti oscuri.

Il paesaggio in cui si innesta la storia è la periferia di New York che strizza l’occhio a quella degli anni 50 in cui le famiglie erano perfette e tutto aveva colori pastello, ma dietro quei colori si celava sempre una tremenda striscia scura. Le altre ambientazioni ricordano molto quelle di Hitchcock, così come il profilo psicologico di Emily.

In questo quadro tutto al femminile si innesta la figura maschile di Sean (Henry Golding) che appare talmente tanto manipolabile da sembrare una specie di pallina di ping pong.

In questo film sembra che anche le comparse abbiano personalità fortissime e decisive. Anche uno sciocco ed invidioso come Sean, nonchè fastidioso e pettegolo padre di una bambina “qualsiasi” nella scuola dei figli delle nostre due protagoniste, ha segreti, altre sfaccettature psicologiche, ruoli fondamentali.

Il plus di questo film è proprio che tutti, ma proprio tutti, abbiano ruoli fondamentali. Sembra che siano tutti protagonisti.

Infine, la scelta di inserire nel racconto il blog di cucina – di cui Stephanie è curatrice –  che si trasforma in una sorta di mezzo investigativo, è una trovata squisita che fotografa a più riprese l’evoluzione della stessa Stephanie.

Ne usciamo sorpresi, molto soddisfatti, e soprattutto (e questo non ce lo aspettavamo) con tanto materiale di cui chiacchierare fino a casa, e su cui riflettere anche in relazione alle nostre vite quotidiane.

È un film ben costruito con un’ottima regia, sorprendente, sexy e mai volgare, divertente ma che ti lascia tanto su cui pensare. Due personaggi fortissimi che innescano alchimie inaspettate.

“Tutti abbiamo dei segreti, ma alcuni sono più bravi a nasconderli.”

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