Midsommar

Dopo il grande esordio alla regia con l’horror “Hereditary”, Ari Aster da vita ad un’opera più complessa, più introspettiva e davvero affascinante mettendo in campo tutto il suo stile e dimostrando grandissime doti registiche. In una piccola cittadina svedese, ogni 90 anni si svolge un evento molto particolare nel periodo che comprende il solstizio d’estate. La giovane Dani, recentemente traumatizzata da un’incidente che ha coinvolto i membri della sua famiglia, decide di unirsi al suo fidanzato ed i suoi amici nel viaggio verso questa località proprio in occasione del “Midsommar”. Arrivati sul luogo però, scoprono qualcosa di davvero macabro e sconcertante che cambierà completamente il loro destino.

Il regista ci invita a fare un viaggio in queste terre dove non tramonta mai il sole, ci vuole far riflettere sulla difficoltà di superare certi eventi traumatici, trasformando la nostra psiche nel nostro peggior incubo attraverso utilizzando molteplici riti pagani. Decide quindi di sfruttare il contesto “surreale” per raccontarci una storia decisamente verosimile, senza però escludere il suo ormai tipico stile horror. La regia è davvero ottima e ricercata. le inquadrature sono sempre studiate nei minimi dettagli e i movimenti sono lenti e lineari, senza creare confusione. La fotografia è luminosa e ricca di colori vividi, in netto contrasto con gli standard del genere. Il comparto tecnico è in completa sinergia con lo svolgersi degli eventi: molte sequenze, per quanto disturbanti, sono rese quasi poetiche da un montaggio ottimo e riescono ad incantare lo spettatore in una morsa che mescola il fascino con il disgusto. Soprattutto nelle parti finali spesso si rimane ad osservare e ad ascoltare in “religioso” silenzio quello che accade sotto i nostri occhi. “Midsommar” si conferma decisamente superiore all’opera prima “Hereditary” e nettamente fuori dal coro rispetto ad altre opere horror, grazie ad una sceneggiatura più solida e profonda, che comprende delle interpretazioni davvero ottime, e una regia decisamente più matura. Ari Aster con la sua seconda opera si dimostra nuovamente un regista e sceneggiatore dal grande talento, in grado di creare opere per nulla scontate e capaci di rapire l’interesse degli amanti del genere e non. 

Cine Show

22 anni di passione verso il cinema mi hanno fatto diventare un'instancabile sognatore. Amante del genere Thriller e fantascientifico.

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