Soldado

25 ottobre, 2018   |  

Stefano Sollima raccoglie la difficile eredità di Denis Villeneuve e dirige un sequel dall’animo puramente action.

Sono passati tre lunghi anni dall’uscita nelle sale di Sicario, un film che, coniugando abilmente più generi, ha saputo ridefinire i canoni del thriller moderno. Il pubblico internazionale ha apprezzato questa sfida consolidando la continua crescita della carriera di Denis Villeneuve. Soldado approda nei cinema in un’atmosfera di grande curiosità: il cambio alla regia e alla fotografia – una componente essenziale del predecessore – possono rappresentare una trasformazione radicale per quello che vuole dichiaratamente diventare un franchise. In che modo Sollima, dopo una carriera profondamente radicata nell’immaginario tricolore, ha affrontato una produzione a stelle e strisce? Lo sguardo originale del regista italiano non delude le grandi aspettative guidando una brillante operazione armata di una grande tecnica e di una sceneggiatura di alto livello.

Un sole accecante, un terreno arido che non lascia spazio a sogni e desideri acerbi: il confine tra Messico e Stati Uniti è il palcoscenico naturale di violenze, aggressioni, interessi di narcotrafficanti e intrighi di dimensioni internazionali. In questo territorio che sembra non avere vie di fuga si confondono i limiti tra giusto e sbagliato, tra bene e male. Con queste complesse permesse, la squadra speciale militare statunitense capitanata dal determinato Matt Graver (Josh Brolin) opera con mezzi spesso poco ortodossi per contrastare la dilagante avanzata dei cartelli. Tra di loro figura mestamente anche Alejandro (Benicio del Toro), giustiziere animato da un incrollabile desiderio di vendetta per le numerose ferite del passato. La delicata strategia legata ad un finto rapimento della figlia di un potente boss locale, tuttavia, si complica con l’intervento di inaspettate pedine. La riuscita dell’impresa ai confini della moralità non è più così scontata.

Le parole di polvere e sangue di Taylor Sheridan, riconfermato alla sceneggiatura, trasportano il pubblico in una lunga e pericolosa avventura a forte tinte action in cui ogni dialogo trova la sua forma più essenziale e ogni personaggio scava, azione dopo azione, nella sua tormentata psicologia. Priva dello sguardo ingenuo ma etico della protagonista femminile di Sicario, la narrazione – a tratti slegata dal predecessore – confonde prospettive e frontiere lasciando all’ignaro spettatore il compito di trovare una posizione, di schierarsi in una guerra confusa e nascosta in cui spesso non esistono semplici vincitori e vinti. Le valide performance di Brolin e Del Toro, ormai perfettamente calati in due iconici personaggi, enfatizzano questa scelta narrativa, incarnando innate incertezze nelle scelte più difficili e, allo stesso tempo, indissolubile disciplina nel raggiungimento dei propri obiettivi.

La componente più solida e convincente di questo sequel è la grande cura per gli aspetti più tecnici. La cruda fotografia di Dariusz Wolski, esperto collaboratore dell’illustre Ridley Scott, ricrea il giusto clima di tensione e inquietudine senza dimenticare intriganti riferimenti visivi ai lavori di Villeneuve.

Non mancano, inoltre, omaggi al compianto Johann Johannsson: le composizioni musicali affidate all’islandese Hildur Gudnadottir richiamano i suoni e le note intriganti del collega scomparso lo scorso febbraio.

 

In conclusione, Soldado si dimostra un esperimento riuscito dedicato soprattutto agli amanti del genere d’azione più puro, completando il passaggio da teso thriller psicologico a dinamico film che predilige la strategia direttamente sul campo.

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