The predator

Un gruppo di ex soldati guidati dal capitano Quinn McKenna, si ritrova a dover affrontare una minaccia proveniente dallo spazio profondo e salvare la razza umana. In principio fu la leggenda vivente Arnold Schwarzenegger nel lontano (ahimè) 1987, marine super muscoloso nel bel mezzo della giungla amazzonica. Poi tocca a Danny Glover nel 1990, poliziotto di colore nella giungla urbana di Los Angeles. Nel 2010, invece, fu la volta di Adrien Brody (ebbene si), palestrato mercenario scaraventato su un altro pianeta a fare da preda. Anno 2018, oggi. A chi toccherà confrontarsi con i micidiali alieni Predator? L’unico che può rispondere a questa domanda è Shane Black, geniale sceneggiatore che contribuì alla costruzione dei migliori action movie anni 80/90, e che lo ritroviamo in cabina di regia di questo The Predator, ultimo capitolo di una saga destinata a non fermarsi (forse). Ci sarà riuscito? La risposta è no.

Lo scopo iniziale di Black (e soprattutto della Fox) era quello di far ripartire il franchising, e in qualche modo getta le basi per nuovi film. Ma se le basi ci sono, lo sviluppo di questo The Predator non è come ce lo aspettavamo. Intendiamoci, ci si diverte un mondo e il ritmo è sempre altissimo, ma le avventure di questa nuova banda di “eroi per caso” è un po’ anonima e poco ispirata. Insieme all’amico Fred Dekker, Black mescola molti “suoi” generi cinematografici anni 80 (dal buddy-movie, al genere horror, passando per il thriller e per l’action più scatenato), ma riesce ad annullarli completamente, creando un pastrocchio a volte ridicolo, a volte forzatamente nostalgico. Il difetto maggiore di questo The Predator Ë proprio la mancanza di una vera identità che possa costruire una nuova “mitologia” e, quindi, un nuovo riavvio. Si avvertono, specialmente nell’ultima parte, i problemi produttivi che hanno costretto a cambiare il copione in corso d’opera, aumentando sensibilmente il “caos” della pellicola. Persino il Super Predator, villain mostruoso e apparentemente indistruttibile, non ha il carisma sufficiente per “spaccare” sul serio (e la CGI grossolana non aiuta). Un vero peccato perchè alcune scene sono una vera goduria per gli occhi, (la scena iniziale e la fuga dal laboratorio sono girate splendidamente) e il cast, nonostante i volti poco conosciuti, funziona abbastanza. Comunque non disperate, The Predator, nonostante possa un po’ irritare i puristi del primo film (come il sottoscritto), è puro divertimento cinematografico da coca-cola, amici e pop-corn, capace di divertire senza troppe pretese. Anche questo è cinema, giusto?

Fabio Carletti

Unione Cinema

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