PICCOLE DONNE

Un classico senza tempo firmato Louisa May Alcott torna nell’ennesima trasposizione cinematografica che trova una veste attuale e moderna. Nel 1868 Louisa May Alcott ha pubblicato negli Stati Uniti il romanzo Piccole donne. La storia della famiglia March racchiude in sé tutte le riflessioni e ambizioni di un’autrice – oltre che una consistente influenza della sua biografia – considerata tuttora tra le più rivoluzionarie di sempre. La narrazione, per alcuni ingenua e per altri estremamente acuta, è stata oggetto di grande interesse dei media d’intrattenimento sin dal principio del Novecento, a pochi decenni dalla pubblicazione del romanzo. Dopo un esordio andato perso nel cinema muto, gli adattamenti cinematografici di questa storia sono passati tra i curriculum di prestigiose interpreti come Katharine Hepburn, Elizabeth Taylor, Winona Ryder e Susan Sarandon. La lista delle trasposizioni su piccolo e grande schermo è interminabile e proprio per questo motivo inizialmente la notizia del nuovo progetto di Greta Gerwig ha lasciato molti perplessi. Era davvero necessario un nuovo adattamento di Piccole donne? Questo importante interrogativo attendeva il film al cinema e la regista di Sacramento, grazie a collaborazioni di prestigio, ha trovato risposte sorprendenti. La storia delle quattro sorelle March, così diverse tra loro ma altrettanto unite, torna a svilupparsi nella campagna ottocentesca del Massachusetts, nella cittadina di Concord. Jo (Saoirse Ronan), Meg (Emma Watson), Amy (Florence Pugh) e Beth (Liza Scanlen) vengono introdotte gradualmente ma in modo tradizionale attraverso i loro sogni che ne segnano il carattere e la personalità. La vera novità introdotta dalla Gerwig, coinvolta sia in veste di regista che di sceneggiatrice, è la scelta di una struttura narrativa non lineare che affronta in parallelo su linee temporali differenti le vite delle protagoniste. Questa decisione crea in un primo momento un’atmosfera confusa e disordinata. Dopo l’incertezza iniziale, però, proprio grazie a questo impianto e all’aiuto di una fotografia avvolgente perfetta nell’alternarsi sui diversi periodi sarà più interessante e accattivante trovarsi al fianco dei diversi personaggi. Il coinvolgimento in prima persona, tuttavia, non sarebbe stato possibile senza delle interpreti in grado di lasciare il segno. Saoirse Ronan con una maturità disarmante sa benissimo come impersonare un personaggio sfaccettato, complesso e ricco di luci e ombre che non si limita ad essere un’icona femminista bidimensionale come molti penserebbero. La penna precisa e sincera della Gerwig cuce quindi un abito perfetto per la protagonista e per i personaggi che maggiormente interagiscono con lei. Tra tutti, Florence Pugh, già rivelazione del sottovalutato Midsommar, occupa un ruolo prestigioso. Nei panni della difficile Amy regala un’interpretazione in grado di mostrare con delicatezza e genuinità la crescita e la maturazione di un personaggio tutt’altro che semplice da comprendere nei suoi continui alti e bassi. In un cast ricco di giovani promesse affiancate a grandi star come Meryl Streep e Laura Dern solo Timothée Chalamet e Emma Watson non brillano per particolari meriti. Ponendo l’accento sulle singole voci in una narrazione che rimane comunque corale, le scelte registiche di Greta Gerwig, tuttavia, riescono a trasmettere la necessità di questo nuovo adattamento dell’opera di Louisa May Alcott. Senza cadere in banali e superficiali frasi di rito, il film affronta gioie e dolori del ruolo di una giovane donna nella società, enfatizzando l’urgenza di credere in se stessi, nelle proprio potenzialità in grado di guidare ognuno in una realtà difficile. La genialità di questo film, tra i migliori della stagione, risiede allora in un breve ma più che incisivo excursus meta- cinematografico che interroga il pubblico e la stessa industria dell’intrattenimento sulle implicazioni delle rappresentazioni su schermo e carta della figura femminile. A più di un secolo di distanza dalla prima pubblicazione cartacea, Piccole donne si rinnova e riscopre la sua voce sempre moderna nella sua – forse – ingenua sincerità.

Federica Gaspari

Cresciuta sulle rive del Lago Maggiore, dal ’95 scandisce il tempo con film, serie tv e libri. Nel tempo libero studia ingegneria ma, ad oggi, non è ancora riuscita a scoprire i segreti del flusso canalizzatore di Doc. Tra un passatempo e l’altro riesce ad assillare chiunque con teorie su Inception e ossessioni per registi e attori.

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