Loro

Sono un fan di Sorrentino lo ammetto. Sono legato molto di più a quello che ha scritto piuttosto che a tutto quello che ha girato, eppure, ogni giorno, mi torna in mente una scena di un suo film.

Sono un fan di Sorrentino e questo film lo consiglio a tutti. Soprattutto a quelli che hanno odiato La Grande Bellezza, a quelli che si sono chiesti cosa volesse dire. A quelli che hanno detto “mi sono addormentato, è lentissimo.”

Sono un fan di Sorrentino e al suo ottavo film per il cinema, sono qui seduto a chiedermi, come fa a trovare sempre le canzoni giuste al momento giusto?

LORO è un film di Paolo Sorrentino e al tempo stesso non è un film sorrentiniano.
Non è un’imitazione milanese de La Grande Bellezza, eppure le feste ci sono e sono tutte sullo stile del compleanno di Jep. Sullo stile, non uguali. Meno paiettes e più carne. 

LORO è un film in due. O due film in uno.

Le due parti del film sono indipendenti ma necessarie l’una all’altra. Il buio e la luce. Il pre e il post. Nel mezzo Sorrentino empatizza col protagonista e lo avvicina a tutti i suoi precedenti protagonisti. Potere dell’empatia.

Loro 1 non è l’invasione nella vita del politico più chiacchierato d’Italia, forse del mondo, ma descrive l’idea che la società ha di Lui. Singolare di LORO.

Dentro c’è tutto: la solitudine e il narcisismo. Il potere, il sesso, gli accordi politici e non, le intercettazioni, le raccomandazioni, il marketing, la delusione, le donne e la vecchiaia. C’è l’amore. Magari non si vede, non è nitido ma c’è.

Così come il protagonista non c’è per una buona ora nella prima parte (LORO1).

Nella seconda parte c’è, eccome. 

 

“Si duorme o si nun duorme bella mia,
siente pe’ nu mumento chesta voce …
Chi te vò’ bene assaje sta ‘mmiez’â via
pe’ te cantá na canzuncella doce …”

 

Silvio Berlusconi descritto da Paolo Sorrentino condivide qualcosa coi precedenti protagonisti del regista campano.
La solitudine e la superiorità di Jep Gambardella (La Grande Bellezza), l’egoismo di Benny Belardo (The Young Pope), la scaltrezza di Giulio Andreotti (Il Divo) e la fottuta paura di invecchiare del Maestro Ballinger (Youth).

Tutti personaggi con la cazzimma. Silvio Berlusconi descritto da Paolo Sorrentino è interpretato da Toni Servillo. Chiunque vicino a lui, attorialmente, sfigura. In questo film è inarrivabile. Sono perfetti i suoi occhi, il suo muoversi, il suo gesticolare. Nel dialogo di apertura di LORO2, Servillo addirittura si sdoppia. Interpreta due personaggi che dialogano ad un tavolo. E poi la tirata commerciale di Augusto Pallotta. Vedere per credere !

Non sfigurano Riccardo Scamarcio e Kasia Smutniak. Giovani eccitati e incontrollabili in LORO1, più pacati e umani in LORO2.
Il primo, nel film, è Sergio Morra, un imprenditore tarantino. La seconda, oltre ad essere veramente irresistibile è Kira e in LORO2 dà prova di tutto il suo talento attoriale. Nel caso qualcuno nutrisse ancora dubbi. Sembra di conoscerla da una vita, sembra di conoscerli tutti da una vita. Perché le dinamiche che muovono la storia sono esattamente così come ci siamo immaginati sempre tutto.
Cangiante e sorprendente è anche Fabrizio Bentivoglio. Interpreta un politico poeta troppo eccitato e senza visioni. Non sopravvive a LORO1.

La capacità più divina che possiede Sorrentino è la capacità d’introspezione. I suoi film, le sue sceneggiature e i suoi libri, sono delle risonanze magnetiche della nostra società.

LORO probabilmente ci delude perché ci deludiamo da soli, ogni giorno. Non parlo dell’Italia, parlo dell’essere umano.

Alla domanda “com è LORO?” dopo aver visto per due volte la seconda parte e con la voglia di rivedere LORO1, continuerò a rispondere “è il film più intelligente di Paolo Sorrentino.”
Racconta il vuoto. Vuoto che lo spettatore subisce sentendosi deriso, insultato. Questa sensazione è direttamente proporzionale al suo grado di snobismo e di intellettualità.
Quanto più questi è preparato culturalmente e si aspetta di ricevere una lettura psico – filosofica, politicamente scorretta sulla vicenda, tanto più resta deluso.

È un film che sulla vita. Ha detto Sorrentino.

E non è forse così la vita? E non è forse ancora più deludente scoprire che Lui è mosso da pulsioni elementari? Attrazioni fisiche, amore, soldi, successo, autostima. Attratto da chi lo ignora.
Lui come un bambino. Solo un bambino che ha paura di morire.”

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