Una notte da Oscar

5 marzo, 2018   |  

“Se credete di non poter raccontare la realtà con la fantasia, sbagliate”. Con queste parole, Gulliermo Del Toro chiude la novantesima edizione degli Oscar del Cinema. Un’edizione con un’atmosfera molto particolare, quasi sotto tono, ma con un filo conduttore che la ha attraversata dall’inizio alla fine. Si può vivere facendo a meno dell’odio, si può vivere amandosi, in tutte le forme possibili, si può smettere di creare confini e muri.
In alcuni passi ci sono state delle frasi molto pesanti, come quando si è detto “c’è ancora speranza nonostante quello che succede alla casa bianca”. (non l’ho scritto in minuscolo per errore).
Ma ancor di più, il messaggio che si è cercato di trasmettere è stato l’inno alla diversità. Daniela Vega, presentando la musica di “Chiamami col tuo nome” ci dice: “Aprite il vostro cuore all’Amore”. E si è sottolineato come fino a qualche anno fa sarebbe stato difficile per un attore di colore, o un’attrice interpretare supereroi al cinema. Per fortuna le cose stanno cambiando, e oggi abbiamo Gal Gadot e Chadwick Boseman che rispettivamente interpretano Black Panter e Wonder Woman. Amore a 360 gradi; amore e rispetto, e valorizzazione della figura della donna. Era si la novantesima edizione, ma era anche la prima post terremoto a Hollywood, e lo si è detto senza filtri con parole chiare e dirette. Anche con una battuta iniziale, che faceva intravedere già l’opera trionfatrice: “Gli uomini hanno fallito in tutti i modi, visto che le donne hanno cominciato ad uscire con i pesci”. E a calcare questi messaggi vi erano i film in concorso. Quasi tutti a loro modo trattavano lo stesso messaggio di amore oltre le barriere sociali che ci siamo inventati. “Chiamami col tuo nome” , “Shape of water”, “3 manifesti ad Ebbing Missouri”, “Lady Bird” e “The Post” sono intrisi di una forza e di una rispettosa autodeterminazione dell’essere che esalta il senso steso di amore.

Shape of Water si aggiudica 4 Oscar, tra cui la Regia e Miglior Film. Dunkirk si aggiudica tutti gli Oscar “Tecnici”, e Gary Oldman per la prima volta arriva a toccare la statuetta dei sogni.

La sua interpretazione è sublime, e capace di trasmettere, nella drammaticità e forza del personaggio di Churchill, un infantile luce negli occhi che è l’elemento che gli concede l’immensità. Stessa infantile luce che rende inarrivabile Gulliermo Del Toro, vincitore dell’Oscar alla Regia.

Godevole un Jetsky regalato al vincitore che si fosse trattenuto nei ringraziamenti il meno possibile, e presentato come un premio di “ok il prezzo è giusto” con una sorprendente Helen Mirren nel ruolo della modella che presenta il prodotto. Ancor più apprezzabile Gal Gadot, Guillermo Del Toro, Mark Hammil ed altri, che trascinati da un Jimmy Kimmel a cui non si riusciva mai a capir se stava per uscir di bocca una cosa seria o una battuta, sono andati al cinema di fronte a distribuire panini ed hot dog agli spettatori. Mie osservazioni personali riguardano Gal Gadot che presenta gli Oscar al Trucco e Acconciature. Sembrava quasi un contrasto, visto che Gal è, credo, l’unica star che con o senza trucco non muta di un millimetro bellezza, grazia e fascino.

Mi ha colpito molto l’Oscar come miglior attrice non protagonista a Allison Janney, ma non perchè non concordo con la decisione, ma perchè ero abituato alle sue interpretazioni in MOM di Chuck Lorre, e non credevo, in tutta onesta, sapesse andare oltre alle SitCom.

Oscar alla sceneggiatura originale a GET OUT. Le parole di Jordan Peele , in linea con il messaggio globale, dicono una cosa molto bella: “Grazie per avermi insegnato ad amare anche di fronte all’odio”

Frances McDormand si aggiudica l’Oscar come miglior attrice protagonista. Tenevo talmente tanto per Sally Hawkins che ho perso per un attimo l’obiettività. Frances è stata immensa e la sua interpretazione in “3 manifesti ad Ebbing Missouri”. Certo La Hawkins lo ha fatto senza parlare, ma questa è una visione tutta mia, visione che mi ha fatto esultare tipo finale di coppa del mondo, sia all’oscar alla regia, che a miglior film. Perchè il miglior film è Shape of Water, il film che mi ha attraversato da parte a parte.

Luca Guadagnino ha la soddisfazione di vedere premiato James Ivory per la miglior sceneggiatura non originale. James è stato così rispettoso. Ha poggiato la statuina a terra, su di un palco con milioni di svarosky incastonati, e quasi intimidito ha ringraziato tutti.

Mi spiace che la 5 nomination di una donna alla regia, dato a Greta Gerwig  si sia imbattuta in Shape of water. Senza Gulliermo il suo Lady Bird avrebbe vinto a mani basse.

Come dicevo un’edizione molto discreta, quasi dimessa, ma ricca di comunicazione positiva, e ricca di opere di livello elevatissimo.

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