Yesterday

4 Ottobre, 2019   |  

Un mondo senza la musica dei Beatles? Sicuramente una realtà più triste e meno accogliente secondo Danny Boyle e Richard Curtis.

Raccontare la vita di un artista attraverso i suoi brani sembra essere la nuova fortuna del genere bio-pic. Bohemian Rhapsody e Rocketman sono due esempi – anche se diametralmente opposti – dell’attuale tendenza cinematografica, l’unica che sembra essere in grado di opporsi al monopolio dei cine-comic nelle sale. I lavori di Bryan Singer e Dexter Fletcher, tuttavia, scelgono di raccontare l’uomo dietro a grandi successi, l’eredità e il ruolo delle sue opere nella cultura sono solo conseguenze nascoste di quanto narrato. L’ultimo mese, invece, ha portato nelle sale ben due titoli che preferiscono allontanarsi dall’etichetta di film biografico, omaggiando grandi cantanti senza raccontarne direttamente le vite. Blinded by the Light, film musicale che attinge a piene mani alla discografia di Bruce Springsteen, ha solo aperto la strada a Yesterday, il film frutto dell’attesa e curiosa collaborazione del regista Danny Boyle e dello sceneggiatore Richard Curtis che immagina un mondo in cui nessuno – o quasi – ricorda la leggendaria musica dei Beatles.

Jack Malik (Himesh Patel) è un cantautore alla continua ricerca non esattamente fortunata di una grande occasione di successo. Al suo fianco, sin dalla prima esibizione sulle note di Wonderwall degli Oasis al ballo scolastico, vi è sempre la sua manager e confidente Ellie (una brillante Lily James), prima sostenitrice e fan anche nei momenti più negativi che sembrano portare Jack a rinunciare a tutti i suoi sogni. Un improvviso incidente accompagnato da un blackout mondiale, tuttavia, cambierà per sempre le sorti del protagonista che, risvegliatosi dopo il violento trauma, scoprirà di essere l’unica persona a ricordarsi dell’esistenza dei Beatles. La sorpresa del connubio creativo di Boyle e Curtis si trasforma in un compromesso di toni e generi che omaggia piacevolmente il mondo di John, Paul, George e Ringo. Sin dai primi minuti di visione, infatti, appare chiaro che il regista abbia scelto di rinunciare a parte dell’esuberanza che lo contraddistingue per entrare in sintonia con la scrittura ironicamente romantica di Curtis che, a sua volta, sembra più contenuto nel tratteggiare le sfumature emotive dei personaggi sul palcoscenico. In un’atmosfera rilassata e avvolgente, il pubblico vive l’incredibile parabola di Jack, il valido Patel, tra le canzoni più iconiche del quartetto musicale di Liverpool. Le scelte dei brani e i riferimenti all’interno della storia sono scelti accuratamente, non risultando mai forzati. Lo spunto originale di partenza non perde fascino con l’avanzare della storia e riesce ad appassionare e stupire con le semplici note dei Beatles. Da ogni sequenza emerge tutto l’amore e l’affetto per degli artisti che hanno lasciato una traccia indelebile nelle pop culture. Curtis, inoltre, sembra costellare la narrazione di alcune interessanti considerazioni sul ruolo dell’artista nella società e riflessioni anche solo abbozzate sul mondo discografico. Yesterday diventa così facilmente un’appassionante esperienza musicale che incuriosisce proprio grazie all’insolita coppia creativa alla regia e alla sceneggiatura.

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