X-men – Dark Phoenix

10 Giugno, 2019   |  

Il primo fattore che va tenuto in conto parlando di Dark Phoenix è che con l’ultimo film degli X-Men targato Fox diciamo addio ad alcune delle più riuscite incarnazioni dei supereroi viste al cinema. Il gruppo di mutanti guidati dal Magneto di Michael Fassbender e dal Professor X di James McAvoy in questi anni sono riusciti nell’impresa titanica di regalarci un’interpretazione fedele ai personaggi e allo stesso tempo artisticamente più che valida (evento sempre meno raro nel mondo dei cinecomics, ma che vale la pena di lodare). Anche in mezzo a quel pasticcio che è stato X-Men: Apocalypse i nuovi mutanti riuscivano a ritagliarsi il loro spazio ed erano il vero cuore e fulcro del film. Pertanto non si può che restare delusi da come la conclusione non abbia dato giustizia a questo cast dalle enormi potenzialità. La saga di Fenice a cui si ispira il film esige spettacolarità. Parliamo di entità cosmiche, quindi forze gigantesche e incontrollabili, ma allo stesso tempo tutto nasce da qualcosa di molto più piccolo e intimo, la battaglia interiore di Jean Grey tra lucidità e istinto. Il film tenta timidamente di mostrarci i due palcoscenici dello scontro (il cosmo e la mente), ma sbaglia tempi e proporzioni. Pecca troppo spesso di superficialità con la seconda metà del film che tradisce spudoratamente le premesse della prima, andando a ridurre e semplificare sempre di più quello che doveva essere o un conflitto di proporzioni epiche (viste le forze coinvolte) o un addio strappalacrime.

Una sceneggiatura a dir poco pigra fa il resto. Un vero peccato, visto che le note positive non mancano. Nonostante la palese inesperienza del regista Simon Kingberg alcune scene sono molto ispirate (ce n’è una che coinvolge la disabilità del Prof X che è meravigliosamente disturbante per un cinecomic), la colonna sonora risolleva quelle più scolastiche ed è sempre un piacere vedere Michael Fassbender tenere in piedi una scena da solo fingendo sforzi mastodontici.
Sophie Turner non ha la stessa esperienza del suo collega, non regge i cambiamenti repentini del suo personaggio, ma c’è qualcosa nella sua (probabilmente involontaria) inespressività che conferisce un fascino crudele alla sua Fenice. Può dirsi un brutto film? No. Può dirsi un film riuscito? Nemmeno. È un congedo tiepido a personaggi e interpreti che hanno avuto tanto da dire, e che a parere di chi scrive avrebbero meritato di continuare a vivere sullo schermo. non ci resta che sperare che le nuove incarnazioni Marvel ci facciano dimenticare la nota amara con cui salutiamo le vecchie.

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