The Post

12 Febbraio, 2018   |  

Lo scandalo del Watergate è senza dubbio una delle pagine più rilevanti della storia americana recente e di conseguenza anche tra le più discusse, citate e rappresentate a Hollywood.

Si parte nel 1976 con Tutti gli uomini del presidente (citato proprio nel finale di The Post), passando per una serie infinita di film che ne parla più o meno direttamente (tra cui anche Forrest Gump), fino ad arrivare al 2017. Lo scorso anno infatti sono usciti ben due film sul Watergate: Mark Felt: The man who brought down the White House con Liam Neeson (inedito in Italia), e The Post, l’ultima fatica di Steven Spielberg, con Meryl Streep e Tom Hanks.

Viene da chiedersi cosa ci sia ancora da raccontare, come questa storia possa ancora oggi considerarsi così rilevante da meritare una nomination come Miglior Film agli Oscar. Ma ogni dubbio si scioglie come neve al sole alla visione del film.

The Post, quindi, parla del Watergate, più precisamente della pubblicazione di uno studio top-secret del Dipartimento della difesa, che ha portato allo scoppio dello scandalo, e lo fa dal punto di vista del Washington Post, sovrapponendo la crisi del paese a quella che vive internamente il quotidiano.

Ma Spielberg va più a fondo, confezionando un’opera organizzata su piani tematici indipendenti, che sovrapposti contribuiscono a dare forma a un film stratificato, più profondo e complesso di come potrebbe apparire ad un’occhiata superficiale.

The Post infatti è anche un film sul giornalismo in azione, dalla rivalità tra quotidiani, alla ricerca di una storia, fino all’atto fisico della stesura e della stampa, tra risme di carta, ingranaggi e fumo. Ma è anche un film attualissimo sul rapporto tra governo e stampa, sui giochi di potere e la necessità di correre qualche rischio per un bene più grande. Infine, in modo più sottile, The Post è anche un film sul femminismo, o meglio, sull’autodeterminazione delle donne al comando.

Con una regia estremamente sofisticata Spielberg ci mostra il percorso di una donna in un mondo di soli uomini, contro tutti e prima ancora contro sé stessa, e lo fa attraverso una serie di immagini fortissime, che spiegano più di molta retorica, imprimendosi nella mente dello spettatore.

Il mondo di The Post (a parte rare eccezioni) è tagliato di netto in due: gli interni casalinghi, governati dalle donne, e quelli lavorativi, completamente invasi e dominati dagli uomini. Il modo in cui il personaggio di Meryl Streep è inserito in queste scene prive di donne, circondato e sovrastato da una folla di uomini, in un istante ci fa entrare nei suoi panni, ci fa sentire l’ingiustizia della sua situazione e la necessità di cambiarla.

Steven Spielberg ci regala un film di piccole proporzioni ma denso di significati, potente ed emozionante, coronato da un cast stellare e dalla giusta dose di idealismo spielbergiano.

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