The equalizer 2

21 settembre, 2018   |  

Denzel Washington non ha mai interpretato due volte il ruolo di protagonista in uno dei suoi film, sono tutti senza un sequel, almeno fino all’uscita di Equalizer 2. Con il suo ritorno in scena ci racconta i fatti accaduti dopo l’apprezzato primo lungometraggio, in cui, come una araba fenice, l’agente McCall risorge dalle ceneri della sua “morte” per tornare in azione alle prese di situazioni, la cui risoluzione prevede l’unico motto “Nessuna pietà” e dove la parola “perdono” è assolutamente bandita. Lo ritroveremo in prima battuta, a bordo di un “taxi” in cui va recuperando un vasto campionario di clienti nell’area di Boston. E’ questa la sua opportunità per incontrare personaggi talvolta in seria difficoltà o per stanare i malavitosi, di cui, il buon agente – si fa per dire – McCall, si prenderà cura al fine di ristabilire la giustizia. Lo fa a modo proprio, perfettamente a suo agio ed esplicitamente violento. Proprio come un super eroe che nessuno vorrebbe incontrare stando dalla parte sbagliata, dei malcapitati balordi e criminali. Basta vederlo in azione per capirlo; quest’uomo è capace di uccidere a sangue freddo con una semplice carta di credito.

Non c’è da scherzare. Antoine Fuqua deve credere particolarmente nel talento indiscutibile di Washington, al punto da volerlo dirigere per l’ennesima volta, confermando il sodalizio creatosi dopo Training Day ed il primo Equalizer e dare una seconda possibilità, all’agente “in pensione” in cerca di vendetta. In una prima parte che si sviluppa abbastanza lentamente, con una certa carenza di mordente, nonostante un’apertura di forte impatto, succede qualcosa alla sua amica nonchè ex-collega Susan Plummer che lo riporta al centro del vortice di quel sentimento in cui l’eliminazione del nemico è l’unica soluzione possibile. Non c’è da aspettarsi qualcosa di particolarmente originale dal punto di vista della sceneggiatura: se nel primo episodio McCall si è speso per prendersi cura di una giovane prostituta, salvandola dal magnaccia russo e dal suo esercito, qui ad entrare nelle sue grazie e un giovane di colore, con un innato talento per l’arte, che rischia di mandare all’aria per tentare la vita da gangstar, nel degrado della droga e dell’immoralità criminale. Fortunatamente, l’esternazione del desiderio di vendetta, espressione di violenza e brutalità, si alterna con momenti di semplice ma efficace emotività, che amplificano il senso della dimensione umana della vicenda principale, ma non di quelle collaterali, rispetto a quanto succedeva nel primo film, sottolinando una delle differenze principali. La seconda parte ha un dinamismo nella narrativa, e un ritmo decisamente più interessanti, scanditi anche da un cambio di passo della regia, più incisiva, che vuole rendere al meglio il compimento dell’atto finale, che culmina in un bagno di sangue coreografato con collaudata esperienza.

 

Dal punto di vista tecnico, il film, senza troppi sforzi riesce ad elevarsi sopra la media della lunga schiera di film appartenenti a questo filone, ma qui abbiamo un uomo che fa la differenza, Denzel Washington. Un uomo il cui sguardo è carico di cattiveria e compassione che fa trasparire eroismo e decadenza che rende al meglio nelle situazioni estreme, violente dove in ballo c’è il riscatto di una vita, una vita che ha condiviso in prima persona nella realtà, oltre che nella messa in scena.

 

 

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