Ritorno al bosco dei 100 acri

4 settembre, 2018   |  

Lo scorrere delle pagine di un libro, la mappa di un bosco disegnata da un bambino e un senso di tranquillità che solo le fiabe della buonanotte sanno dare. Così inizia Ritorno al bosco dei 100 acri, un film che riuscirebbe a portare qualsiasi persona indietro nel tempo nel magico mondo di Winnie The Pooh.
Gli efelanti e le donnole sono creature mostruose, di tigri ce n’è soltanto uno e i ventodì sono gli acerrimi nemici di Pimpi, tutto è ancora come l’ultima volta che abbiamo visto un sciocco orsetto incastrarsi nella tana del suo amico coniglio o sfidare uno sciame di api fingendosi una nuvoletta carica di pioggia.

Un’introduzione che metterebbe a dura prova i sentimenti di qualsiasi amante del bosco dei cento acri per il senso di malinconia che si ha nel dover accettare il fatto di essere cresciuti. Questo è il tema principale del film; accettare di essere cambiati, ma di avere ancora lo spirito necessario per prendere le cose con leggerezza come farebbe l’orsetto Pooh.
Christofer Robin è ormai diventato adulto, ha detto addio a Pooh e ai suoi amici di pezza poco prima di andare in collegio e da allora non ha più avuto tempo per stare con loro. Si è sposato, ha avuto una bambina e ora ha un’occupazione di alto livello in un’azienda di valigeria. Cosa succederebbe se un orsetto goloso tornasse nella sua vita con nuove avventure da vivere insieme? Con un’animazione fatta da effetti speciali straordinari, torniamo nel bosco dei 100 acri per vivere con un po’ più di tranquillità le scelte della nostra vita.

Guardando il film si ha la sensazione che sia passato pochissimo tempo dalla realizzazione di “Le avventure di Winnie The Pooh” del 1977, soprattutto per la grande somiglianza delle musiche e i caratteri dei personaggi che non sono stati minimamente alterati. Con un Ewan McGregor che ci ha fatto innamorare in Moulin Rouge e persino piangere in Big Fish, torniamo a vederlo sul grande schermo come il bambino cresciuto che si divertiva a salvare i suoi amici peluche da efelanti, donnole e pericoli di ogni genere, facendoci affezionare al suo personaggio anche questa volta.

Colori poco saturati per una Londra cupa e piovosa, nebbia fitta per il bosco dei 100 acri senza Christofer Robin e colori molto più accesi per evidenziare i momenti di felicità per il ritorno di Christofer nella casa dei suoi amici.

Un film per bambini? Sì, ma non solo. Io stessa, nonostante i miei 19 anni mi sono divertita, mai annoiata e quasi commossa per aver rivisto un compagno di infanzia che ha regalato a molte generazioni ricordi indelebili e che scaldano ancora il cuore. Una serata bellissima al cinema, la sensazione di essere di nuovo a casa davanti a una videocassetta tra le braccia della mamma e senza pensieri come quando si era bambini.

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