Obbligo o Verità?

27 giugno, 2018   |  

Un gruppo di universitari decide di trascorrere le vacanze estive in Messico per lo spring break, ma una volta lì vengono tratti con l’inganno a giocare al famoso gioco “obbligo o verità?”, molto noto tra gli adolescenti, e in men che non si dica lo spirito nella vecchia e cadente chiesa in cui si trovano cattura la loro anima e li fa entrare nel gioco in tutto e per tutto, obbligandoli a sfidare la morte.

“Dì la verità o morirai, accetta la sfida o morirai, rifiuta il gioco e morirai”.
Entriamo in sala con l’aspettativa di vedere un film horror agghiacciante, con molto sangue o musiche di tensione e invece qualcosa di nuovo ci sta aspettando…
Jeff Wadlow è il regista di Obbligo o Verità?, noto anche per la realizzazione di Auguri Per La Tua Morte e Scappa-Get Out (quest’ultimo vincitore del premio oscar come miglior sceneggiatura originale) e nel caso in cui aveste già visto i suoi precedenti film allora saprete che il colpo di scena è sempre dietro l’angolo.
Obbligo o Verità? è un’altra delle realizzazioni di Wadlow che ribalta le regole del genere horror rendendolo quasi più soft e ironico; le musiche inquietanti come quelle che siamo abituati a trovare in film spaventosi sembrano essere quasi assenti, così come il sangue che compare sullo schermo in pochissima quantità e demolendo qualsiasi aspettativa di splatter dello spettatore. Tutto ciò rende questo tipo di horror un po’ più leggero rispetto alla media e focalizza l’attenzione del pubblico sui colpi di scena per stupirlo, non tanto con paura e terrore, ma attraverso stratagemmi che fanno rimanere a bocca aperta anche lo spettatore più scettico.
Analizzando il film per ogni sua caratteristica ci salteranno subito all’occhio molti particolari che hanno caratterizzato i più famosi classici del genere horror; nel momento in cui il demone si impossessa di una persona per sfidarne un’altra facendole la fatidica domanda:”Obbligo o Verità?” notiamo subito che la voce viene alterata e sdoppiata in due ottave praticamente opposte, molto bassa e molto alta, trasmettendoci così un senso di angoscia e inquietudine. Questa tecnica per spaventare lo spettatore era già stata usata, con obiettivi perfettamente riusciti, con L’Esorcista di Friedkin del 1973, film che ha fatto stare male dalla paura moltissime persone, considerato, giustamente, un capolavoro del genere horror.


Oltre alle voci alterate notiamo anche che il viso si contorce in un sorriso malefico, gli occhi diventano rossi e gli zigomi pronunciati, vi viene in mente qualcosa? Billy il Pupazzo di Saw, film del 2004 di James Wan, sembra vantare ognuna delle caratteristiche appena citate. Ebbene anche le modifiche alla struttura fisica sono un ottimo metodo per spaventare il pubblico, probabilmente perchè nel momento in cui ci troviamo davanti a qualcosa di surreale, il nostro corpo non sa come gestirlo e finiamo per avere paura, a volte anche terrore.
Nel corso del film inoltre notiamo che la maledizione di Obbligo o Verità? si può estendere a molte altre persone, diciamo in qualche modo contagiandole. Questa idea del maleficio che contagia più persone è un chiaro riferimento a un colosso del genere horror: The Ring, 2002, Gore Verbinski, un elemento letale che si espande a macchia d’olio provocando la morte. Tutti questi elementi sono riferimenti a film horror che hanno fatto la storia, ma l’idea originale di un gioco che prende vita e diventa reale non vi richiama nulla alla mente? Sarà che la sottoscritta è rimasta segnata non poco dopo averlo visto per la prima volta a 8 anni, ma sicuramente un grosso riferimento, se non il più prevalente e significativo, è quello riguardante Jumanji, 1995 di Joe Johnston con il grande Robin Williams. L’idea del gioco è tratta da questo classico che fa da riferimento, non proprio un horror ma agli occhi di un bambino non è di certo una passeggiata di salute (ancora adesso se mi capita di sentire dei tamburi mi viene una certa ansia). Sicuramente però il regista ha voluto scegliere un gioco molto popolare tra gli adolescenti per catturare l’attenzione di un pubblico più vasto e per poter dare la sensazione di potersi immedesimare nei giocatori.
L’unico punto a sfavore per questo film è il ritmo dell’azione: abbastanza lento per tutta la durata, questo ovviamente fa calare un po’ l’attenzione dello spettatore e soprattutto il senso di suspence. Il film però sicuramente si rifà sul finale, concludendo un discreto lungometraggio in maniera inaspettata a dire poco e ribaltando ogni convinzione che lo spettatore si era posto fin dall’inizio, come solito di Wadlow, e se non lo siete ancora andati a vedere vi do un piccolo consiglio: fate molta attenzione alla prima domanda in assoluto che viene posta ad Olivia all’inizio del gioco, ricordatevela fino alla fine e uscirete dalla sala a bocca aperta e increduli.

 

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