Notti magiche

19 novembre, 2018   |  

“Volete fare gli sceneggiatori e non sapete fare gli spettatori?”

Questa frase potrebbe essere la sintesi del nuovo film di Paolo Virzì. 

Notti Magiche è un affresco della Roma cinematografara sullo sfondo dell’Italia anni 90, tratteggiato dalle penne di tre giovani sceneggiatori abbagliati dal grande cinema italiano. 

Il regista livornese, coadiuvato da Francesca Archibugi e da Francesco Piccolo, sodalizio ormai assodato (con la prima ha scritto il bellissimo Pazza Gioia e col secondo Il Capitale Umano e La Prima Cosa bella) mette al centro del suo film gli sceneggiatori. Questi ultimi sono i protagonisti di una sceneggiatura “noir” scritta nelle quasi due ore di film. Al netto di qualsiasi critica, scorrono, eccome!

Notti Magiche è un noir perché parte col decesso di uno dei protagonisti della vicenda, con la quale il regista livornese pare voler dire “occhio agli sceneggiatori, la paternità dei film è loro!”

Notti Magiche è un tributo al cinema italiano, almeno a quello che è arrivato fino ad Italia 90, che estende l’ironia-critica tipica di Virzì all’ambito mondo dei cinematografari. 

A dispetto di un titolo più che calzante ed esplicativo della storia che viene raccontata, il nuovo film di Paolo Virzì è dichiaratamente altro rispetto al capitale umano cui quest’ultimo ci ha abituati nelle sue precedenti pellicole. Il regista livornese aveva già strizzato l’occhio al grande cinema italiano ne La Prima Cosa Bella; Micaela Ramazzotti interpretava una giovane Stefania Sandrelli, shining star del grande cinema italiano e c’erano un paio di scene ambientate su un set, credo fosse un film di Dino Risi. 

Tornando “sotto il cielo di un’estate italiana” (come cantavano Gianna Nannini e Bennato nel 1990) nelle Notti Magiche gli incontri e i riferimenti al cinema italiano sono continui, tant’è che lo spettatore sagace e conoscitore inizia una sorta di “indovina chi” o di caccia all’uomo, cercando di capire chi siano i personaggi e di quale film siano le citazioni. 

Noi due c’hanno fatti olmo.

Prego?

No, si dice da noi per via che l’olmo è l’albero che viene piantato da solo pè fa ombra a chi lavora…

Le spiace se mi siedo vicino a lei?
No no s’accomodi, venga. 

Una solitudine sommata ad un’altra solitudine non deve per forza produrre due solitudini. Lo diceva Trintignant in un mio vecchio film.”

Notti Magiche è un film poco popolare perché è un racconto intriso di cinema, di un sogno popolato, come la quotidianità, da uomini con le proprie debolezze e le proprie complessità. Paradigma dell’instabilità è proprio il produttore Saponaro, interpretato magnificamente da Giancarlo Giannini. 

Il sogno è ben rappresentato dalla ricostruzione dell’ultimo film di Federico Fellini, La Voce della Luna (peraltro ve ne consiglio la visione, Roberto Benigni e Paolo Villaggio in stato di grazia), in una scena a metà fra la nostalgia e l’indole romantica dello sguardo orientato al passato. 

Non solo. Il panorama attoriale proposto da questo film è degno di lodi. 

L’affresco del cinema italiano riesce ma non può dirsi condiviso da tutti gli spettatori in sala. Alcuni, a fine film, trovano un insulto questo film di Virzì e, sinceramente, con buona pace dei ribelli, mi pare eccessivo. 

Trovo che la magia della pellicola risieda negli occhi trasognanti dei tre sceneggiatori protagonisti che raccontano l’ammirazione per un mondo immaginario, divenuto tremendamente umano. 

Interpretano benissimo tre diversità, tre modi di vedere il mondo e tre modi di scrivere e immaginare il cinema. S’incontrano per caso, con questo denominatore comune: l’istinto, più che l’amore, per il cinema. 

Irene Vetere, Mauro Lamantia e Giovanni Toscano sono all’altezza di grandi presenze attoriali quali Roberto Herlitzka, lo stesso Giancarlo Giannini, Paolo Sassanelli, Giulio Scarpati, Andrea Roncato e Marina Rocco. 

Concludendo, Notti Magiche è un film da vedere. Sono rimasto un pò deluso dal finale ma una sceneggiatura senza finale non può esistere. Peraltro lo stesso finale – personalmente un pò inaspettato – ha trovato apprezzamenti in altri spettatori che vi hanno visto il riscatto di un personaggio e un sorriso di compiacimento. 

A voi. 

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