NOI

13 Aprile, 2019   |  

Quando ho visto Scappa: Get Out, ho esclamato: “Wow, questo sì che è geniale!”. Devo dire che non capita molto spesso uscire dalla sala con tanto entusiasmo ed i pensieri che ancora frullano animatamente per la testa. Dovreste vederlo.

Si tratta di un film horror completamente fuori dagli schemi, scritto e girato dal quasi esordiente Jordan Peele, con una competenza e una esperienza totalmente inattesi. Un film che pur schierandosi in un panorama horror di ultima generazione, rigoglioso di belle speranze e grandi certezze, introduce con astuzia ed un filo di ironia, velate (nemmeno poi tanto) ma rilevanti tematiche politiche e sociali. Get Out è stata una rivelazione, che ha portato Peele, noto più come attore che come regista, ad agguantare la prestigiosa statuina agli ultimi Oscar, divenendo di fatto, il primo afro-americano a vincere per la miglior sceneggiatura originale, e l’unico ad essere nominato come miglior regista, produttore, e sceneggiatore nello stesso anno. Un trionfo che partorì poco dopo la spontanea domanda: su cosa si metterà a lavoro questo nuovo prodigio del cinema?

La risposta è racchiusa in sole due lettere, al massimo tre, pesanti come un macigno, lunghe come un dark poema.

È “Us”, in italiano “Noi”, il titolo della nuova opera di Peele alla regia.

Inaspettatamente, malgrado i più volessero vederlo cimentarsi con altro genere, si tratta ancora di un horror, e diciamo sin da subito che anche questa volta è andato oltre le mie aspettative, e non solo. Ha il merito di aver riportato con originalità il terrore, quello vero, a un livello più concettuale, dimostrando allo stesso tempo, un rispetto per il classico, più marcato, vantando un impatto sul pubblico, che lambisce l’ampio spettro emotivo che ci caratterizza.

È la storia di Adelaide, che porta con se un oscuro segreto.

Quando era piccola, allontanandosi dai suoi genitori, con la sua bella mela caramellata, passeggia verso la spiaggia di Santa Cruz soggiogata da un cielo in tumulto, e viene attratta dalla casa degli specchi da li poco distante e dall’aspetto quasi fatiscente, in cui, incuriosita, decide di entrare.

Pochi minuti in realtà son bastati, per trasformare la sua vita in un angosciante e perenne presagio, soprattutto quando molti anni dopo, ritrovatasi moglie e madre di due figli, tornano in quello stesso luogo, dove ad accoglierli minacciosamente ci sono 4 loschi figuri fuori dall’uscio, che alla prima impressione, potrebbero sembrare una famiglia clone, vestita di rosso, con una divisa che ricorderebbe quella di un penitenziario, e ciascuno con un paio di forbici affilate come un rasoio.

Qualsiasi cosa dovessi raccontarvi oltre, sarebbe un grave spoiler, ma quello che posso dirvi, è che quei personaggi, non sono li per ritagliare degli origami.

Siamo “Noi”.

Peele è un regista cresciuto, artisticamente parlando, guardando i grandi classici degli anni 70 e 80, una tavolozza di colori di mille sfumature bellissime, che riesce ad amalgamare magistralmente per regalarci una regia pregevole, riflessiva, lenta ed opprimente, e che mette a fuoco i vividi dettagli di una vicenda che assume i contorni di un immaginifico horror, in cui, a differenza di Get Out, subentrano scene di efferata violenza, e penetranti inserti di ragionato terrore.

Girato con un ritmo impeccabile, “Noi” è la quintessenza dell’angoscia, palpabile e palpitante che vi terra con il fiato sospeso ad ogni scena, con delle situazioni talmente fuori schema da farvi sentire impreparati e disorientati di fronte allo schermo.

La “magia” irrompe nel finale alla Lars Von Trier, dove la suggestione, ed un profondo quanto astuto moralismo, invero nemmeno troppo velato, rivela la meravigliosa idea di fondo, con pragmatismo assoluto e senza eccedere nel vacuo o nella violenza smisurata delle immagini. Giusto e risoluto.

Siamo in un mondo in cui dilaga la paura per lo straniero, come se questo arrivasse nel nostro paese per ucciderci, privarci del lavoro e delle cose e persone a noi care. La metafora di Peele, nascosta in questo scrigno meraviglioso, grondante di sangue ed inquietudine, ci suggerisce con quello specchio, che abbiamo bisogno di guardare le nostre facce, in quel riflesso che spesso ci mostra la parte peggiore di noi, diabolica, come la faccia dei nostri peggiori demoni, che ci manovrano e suggeriscono nefandi pensieri.

“Noi” è il trionfo del bel cinema, dove ogni pezzo va a comporre questo splendido mosaico, fatto di grandi idee, regia incisiva, ed un cast essenziale ma eccezionale nell’esecuzione, con una smisurata Lupita Nyong’o e un centratissimo Winston Duke che apre a piccoli spiragli divertenti, nella coltre di angoscia e follia che ricopre la pellicola dal primo all’ultimo minuto.

Un altro capolavoro firmato Peele, che non passerà inosservato negli anni a venire, rientrando a pieno titolo nei film di genere più belli degli ultimi 10 anni e convintamente, nella mia personale top 10.

Ciò che vediamo negli altri, essenzialmente, siamo solo e soltanto “Noi”.

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