IT CAPITOLO SECONDO

13 Settembre, 2019   |  

Un amatissimo bestseller, il capolavoro che porta la firma di Stephen King, il film horror con il maggior incasso di sempre: IT. Il macabro carrozzone gestito da Pennywise, l’inquietante pagliaccio partorito dall’ancora fervida immaginazione dello scrittore e sceneggiature statunitense, che nel primo film rapisce Georgie, il fratellino di Bill, intento a recuperare la sua barchetta di carta, finita nelle fogne dopo una breve traversata nelle acque piovane a bordo strada. Non starò a raccontarvi molto della trama; voi che state leggendo ora, avrete senza dubbio già ben scolpiti nella memoria gli agghiaccianti avvenimenti che porteranno Bill e i suoi amici alla ricerca della vendetta sull’odioso clown ballerino e stavate aspettando questo seguito con hype smisurato. IT è stato suddiviso, appunto, in due capitoli, diretti con rispetto ed inaspettata bravura da Andrès Muschietti già regista di La Madre, entrambi ambientati nella città di Derry, in cui vedremo due scenari diversi, seppur con moltissime analogie. In termini di grandezza e ambizioni IT: Capitolo Due tenta di compiere una grande impresa, con scenografie, archi narrativi, prove e tormenti sempre più grotteschi e spettacolari per ciascuno dei suoi personaggi principali, che ci faranno vivere, tra l’altro, inediti flashback che hanno caratterizzato il giovane cast nel primo capitolo. Per fortuna il ritmo dettato al film è scandito con grande intelligenza, pur contando su una struttura “episodica”, che, nonostante la sua epica durata che si aggira attorno alle 3 ore, tenta di non trascinarsi mai, provando a non discostarsi molto dallo spirito del libro, evitando però di seguirlo pedissequamente alla lettera. Tutto perfetto quindi? No, niente affatto.  Innegabilmente però, siamo davanti a un impressionante evento horror cinematografico. 27 anni dopo i fatti del primo capitolo, ritroviamo i membri del club dei Perdenti ciascuno con la propria vita e disordini mentali o sociali, descritti con dei quadri abbastanza coerenti e dettagliati. Per molti di loro, le fogne di Darry sono lontane, e restano soltanto un ricordo, uno di quelli che ti condiziona la vita per sempre. Mike invece è rimasto li.  La violenza inaudita e gratuita della prima scena, di una brutale aggressione omofoba ai danni di una coppia di ragazzi, è l’episodio che innesca in Mike il ricordo dell’antico male che riemerge ed è quindi tempo per tutti i membri del gruppo, di riunirsi, in nome di quel patto di sangue suggellato da bambini. Pennywise è tornato.

Non è facile per nessuno tentare escursioni temporali, soprattutto quando il tempo trascorso è quasi di 30 anni. Cercare di mantenere vivo lo spirito di quei ragazzi, con coerenza, vederli cresciuti, ormai uomini, con un cast tutto nuovo e, a onor del vero, degno di ogni rispetto, è un’operazione affrontabile da chiunque ma ardua nella sua buona riuscita. Andy Muschietti sa bene che uno dei punti nodali della regia del suo film è proprio questo, ed è encomiabile il modo in cui, con pochissime sbavature riesce nell’impresa, ricreando la medesima esperienza, nonostante le loro personalità abbiano subito profondi e talvolta inaspettati turbamenti, dopo l’esperienza avuta da bambini con il diabolico IT. La scelta del cast, ha giocato un ruolo fondamentale, soprattutto alla luce delle loro riuscitissime interpretazioni, alcune più di altre, ma tutte di alto livello, in particolare quella di Bill Hader. Meno esaltanti quelle di Eddie e di Mike, personaggi sempre coerenti ma che hanno subito una “evoluzione” più lineare rispetto agli altri. Jessica Chastain, capace di impreziosire qualsiasi ruolo, si rivela tra le scelte migliori, dimostrando nel ruolo di Beverly, ancora una volta la sua duttilità professionale, regalandoci un’ottima interpretazione. Una nuova impresa che ha gli stessi ingredienti del primo film, con un sapore però diverso, in cui trovano spazio anche un rinnovato uso del terrore, quello classico, viscerale e cruento, usato con esperienza, per sorprendere anche lo spettatore più impavido. Nel piatto troviamo anche un pizzico di ironia e leggerezza, giusti nella misura, per stemperare le fasi più difficili. Stranger Things qui, è più vicino che mai. Manca l’azzardo nella lunga parte finale, dove pur tentando un approccio diverso rispetto al libro, la sensazione di deja-vu è troppo forte. Anche la mancanza di un percorso scenografico e narrativo più incisivo e stratificato e di un’idea meglio strutturata del finale stesso, si fa sentire, ed è forse il peccato più grande di un’avventura a tratti davvero epica.  IT: Capitolo Due è davvero un buon film, con una regia che non perde un colpo nemmeno nelle fasi calanti, con un Muschietti consapevole di non poter sprecare la sua grande opportunità, dimostrando di saper assorbire influenze di recenti produzioni senza snaturare la sua impronta artistica.  In un periodo in cui il genere horror prova strade inesplorate e alternative, IT: Capitolo Due, rimane ancorato nella tradizione horror, pur facendolo a suo modo e forte dell’opera di King, per mostrare ancora una volta il volto di Pennywise, senza alcuna vergogna. E lo fa bene.  Spero solo di non dover aspettare più di 20 anni, per rivedere la sua dannatissima faccia da clown. 

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