I morti non muoiono

14 Giugno, 2019   |  

Presentato al Festival di Cannes 2019, il nuovo film di Jim Jarmusch esplora con il suo stile un lato ancora più profondo del genere horror, tanto amato dai fan quanto delicato: quello degli Zombie Movies. Jarmusch non si scompone di una virgola e porta sul grande schermo un’opera piena di riferimenti alla sua carriera (il 95% degli attori ha già lavorato con lui), con un’ottica fortemente ambientalista senza però andare a sfruttare a pieno il genere da cui attinge, rispettando ai minimi storici i canoni classici. Il film è ambientato nella tranquilla cittadina di Centreville dove qualcosa però non va come dovrebbe andare. Le ore di luce del giorno diventano imprevedibili e gli animali iniziano a mostrare comportamenti insoliti. Nessuno conosce il perché e tutti continuano a vivere la loro vita senza troppi pensieri. Le notizie che circolano sono spaventose e le prospettive non sono rosee. Ma nessuno prevede la conseguenza più strana e più pericolosa che inizierà presto a tormentare Centerville: I morti non muoiono ed escono dalle loro tombe per iniziare a nutrirsi di esseri viventi, e gli abitanti della cittadina dovranno combattere per la loro sopravvivenza. Il ritmo iniziale decisamente pacato e altalenante sicuramente non favorisce la visione del film ad uno spettatore medio, dalle attese forse appannate da quello che sulla carta poteva sembrare un film epocale, un blockbuster del genere horror di serie B.

Per mettersi in moto, la vicenda richiede parecchio tempo, si dedica prettamente ad un’introduzione dettagliata di ogni personaggio, di ogni attore che incarna una caricatura sia di sè stesso che di un americano medio. Bill Murray è visibilmente e volutamente stanco, è un personaggio asettico perchè ormai ha già vissuto la sua vita, non è più in grado di stupirsi e soprattutto di trarre delle conclusioni reali. Adam Driver invece è giovane, ha la mente fresca, capace di concentrarsi ma anche di andare incontro ad un finale già scritto e razionalizzato. Questo connubio delinea due generazioni differenti (Che hanno anche altri esempi come Iggy Pop ecc..) e distanti che condividono però lo stesso infausto destino. Selena Gomez invece è nuova nel parterre di Jarmusch ed è anche rappresentante di quella nuova generazione che dovrà raccogliere ciò che è stato seminato da quelle precedenti, subendone le conseguenze. Tom Waits invece è la voce narrante, il personaggio fuori dal coro che osserva il tutto da lontano, immerso nel suo mondo. Tilda è… Quello che per il regista è Tilda. La tematica dell’inquinamento infine si concretizza come inevitabile e come una sorta di cliché, “come degli Zombie in un film horror”. La vicenda si muove su dei binari insoliti per essere un film horror, tanto da non spaventare minimamente. Si orienta verso un messaggio chiaro e forte, in grado di traperla sin da subito ma senza però colpire lo spettatore che viene ulteriormente confuso da un finale decisamente fuori dal comune. Un progetto troppo sfarzoso quanto oscurato da se stesso. Sicuramente la scelta di questo genere, per quanto affine a Romero, non giova sulle aspettative di quello che nella struttura poteva davvero essere una ventata di aria fresca proveniente dal passato. Rimane quindi un film d’autore che, come tale, non può piacere a tutti se non a coloro che apprezzano questo stile narrativo.

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