Hitler contro Picasso

15 marzo, 2018   |  

Ogni volta che guardate un’opera d’arte vi siete mai chiesti da quante mani è passata?

Ogni volta che pensate alla seconda guerra mondiale quali sono le immagini che vi vengono in mente? L’Olocausto? Lo sbarco in Normandia? Berlino distrutta?Certo, tutto questo fa parte dell’immaginario collettivo del secondo conflitto mondiale; ma proviamo a soffermarci su una storia non raccontata che dopo 80 anni rimane ancora avvolta nel mistero.

Il documentario “Hitler contro Picasso e gli altri” distribuito da Nexo Digital, diretto da Claudio Poli e narrato dalla magistrale interpretazione di Toni Servillo, vuole far riflettere proprio sul quel periodo buio che va dal 1933 al 1945. Periodo buio specialmente per l’arte.

Tutto  ha inizio il 9 agosto 1945, quando la segretaria  di Göring (Gisela Limberger), venne interrogata dalle forze armate Statunitensi e si scopre di come Göring si appropriava, nei vari paesi occupati dalle forze naziste, di preziose opere d’arte tramite vari intermediari, uno su tutti Walter Hofer.

La maggior parte dei capolavori furono sottratti alle famiglie ebree che avevano interessi nel mercato dell’arte. I metodi utilizzati per queste vendite non erano certamente dei più limpidi; infatti molte famiglie scambiarono le loro collezioni d’arte per riuscire ad ottenere un visto, che in quei tempi voleva dire solamente una cosa: la vita.

Ovviamente Göring non era l’unico ad essere ossessionato dall’arte. il suo acerrimo nemico nell’accaparrarsi le opere era proprio il suo grande amico: Adolf Hitler.

Se Göring creò una galleria personale nella sua tenuta “Carinhall” dedicata alla sua prima moglie la baronessa “Carin von Kantzow” scomparsa nel 1931,il più grande sogno del  Fuhrer, ricordiamo il suo passato da artista fallito, era quello di creare nella sua città natale Linz, un museo d’arte che oscurasse il Louvre di Parigi.

Nel 1937 i nazisti allestirono due mostre itineranti: la prima dell’arte cosidetta “degenerata” e altra sull’arte germanica.

la mostra sull’arte degenerata non era altro che un’esposizione sull’espressionismo, cubismo,surrealismo, dadaismo e su tutte quelle correnti d’avanguardia del 900. L’aggettivo “degenerata” faceva riferimento proprio ai valori non propriamente “ariani” che potevano suscitare quelle opere d’arte. Quel sentimento di confusione, paura  e disordine che venne associato anche alla razza ebraica

Di pari passo in quell’estate del 1937 fu aperta la mostra della grande arte Germanica, organizzata dal responsabile della propaganda nazista Goebbels. Qui veniva mostrata, secondo Hitler,  la vera arte pura, quadri classici che raccontavano della famiglia tradizionale, della vita agreste, fatta di valori sani e naturali.

Gli artisti principali della mostra erano il pittore Adolf Ziegler e lo scultore Rudolf Belling, creatore della scultura che raffigurava in posa di combattimento il campione mondiale di box “Max Schmeling”. Da ricordare che Belling apparve in tutte due le mostre, egli fu da un lato inserito tra i degenerati e dall’altra parte accettato per qualche opera di sapore retorico e realista.

Anche durante l’occupazione nazista a Parigi fu allestita una mostra sulla razza ebraica dove vennero esposte opere e scritti che denigravano e rappresentavano la popolazione giudaica come la più pericolosa e impura al mondo.

Il documentario racconta anche le varie storie di famiglie ebree costrette a fuggire dai loro paesi natali; solo la memoria dei loro parenti possono raccontarci le sofferenze che hanno passato, come il Sig. GoudStikker uno mercante d’arte ebreo di Amsterdam. Quando i nazisti invasero l’Olanda, Göring e il suo mercante Hofer si erano già assicurati 1240 delle sue opere.

La violenta morte di Friedrich Gutmann; anche se imparentato con il politico fascista Luca Orsini, non scampò alle minacce di Göring. Rifiutò più volte di vendere (ovviamente ad un prezzo stracciato) le sue opere tra le quali Degas, Renoir e Botticelli. Venne arrestato e deportato nella fortezza di Theresienstadt dove mori fra atroci sofferenze.

Il francese Paul Rosenberg, da non confondersi con il responsabile nazista Alfred Rosenberg capo delle ERR (gruppo di intellettuali,artisti e critici d’arte che vennero assoldati dai nazisti per le consulenze artistiche), riuscì a scappare negli Stati Uniti, qui ricostruì la sua galleria d’arte con i migliori artisti delle avanguardie. Il baricentro dell’arte si spostò da Parigi alla  “Grande Mela”.

Gli alleati, per contrastare la sparizione di tutte queste opere d’arte, crearono nel 1943 il corpo dei “Monuments man” a salvaguardia delle opere artistiche.Grazie a questi uomini furono recuperate nei monti della Stiria tantissimi quadri e sculture nascoste dai nazisti.

Tanto è stato fatto per restituire ai legittimi proprietari le opere sottratte,si parla di più di 600.000 unità, anche se ad oggi ne sono state ritrovate solo la metà. Emblematico è il caso di Conelius Gurlitt che nascondeva nella sua casa di Ginevra oltre 1000 opere raccolte dal padre per il regime nazista.

La parola chiave di questo documentario è la duplicità dell’arte, se da un lato l’arte è stata usata dai regimi come un’arma per plasmare, e fomentare i propri ideali squilibrati; dall’altra parte è stata un’arma che li ha combattuti in quanto unica fonte ispirazione e libero pensiero.

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