Halloween

31 ottobre, 2018   |  

Ci sono tradizioni che continuano a perpetuarsi nel tempo, nel bene e nel male. Halloween è una festa o per meglio dire una celebrazione che affonda le radici in un background non esattamente felice e spensierato, diversamente dalla connotazione che ha assunto nei decenni, soprattutto negli Stati Uniti dove è diventata la notte dei travestimenti e delle maschere, di “dolcetto o scherzetto”.

La notte dei miti e delle leggende, ma anche delle Streghe, come quella del 1978, che ha dato origine a uno dei film horror, considerato a furor di popolo e di critica, una pietra miliare della filmografia di genere: Halloween: La notte delle Streghe del maestro John Carpenter.

Michael Myers è il macabro protagonista, in reclusione nel manicomio dal 1963 per aver ucciso la sua sorellina Judith alla tenera età di soli 6 anni. 15 anni dopo riesce ad evadere, ma Michael, entrato subito in un percorso di cura psichiatrica, si rivela alla prima occasione quello che i sospetti indicavano; un efferato killer, che all’albeggiare del 31 ottobre, uccide un meccanico per poi rubarne i vestiti e far ritorno al luogo natio dove trova in Laurie Strode e le sue amiche le sue possibili, prossime vittime. Questo è la semplice ed agghiacciante vicenda che ha dato origine ad una saga composta da una sfilza di seguiti e spin-off in realtà mai troppo riusciti, in quanto nessuno di questi ha mai dato la giusta concretizzazione a un proseguimento sensato alla già flebile trama oppure una fine degna, credibile e definitiva che un tale mostro avrebbe meritato.

Quando le speranze sembravano ormai finite, arriva al cinema Halloween in questo birrazzo autunno 2018, puntuale per l’omonima festa.

Michael Myers è un personaggio brutale, efferato. La sua violenza non ha un movente, se non la follia che pervade la sua mente bacata. E’ dotato di una forza apparentemente inaffrontabile e di una carica malvagia accentuata dalla sua inseparabile maschera bianca permeata di orrore e vacuità.

Halloween di David Gordon Green, che nella prima settimana negli Stati Uniti ha incassato 100 milioni di dollari, è di fatto ciò che sarebbe dovuto essere Halloween II, ovvero il suo vero seguito ufficiale. Non solo perché cancella gli eventi del succitato film compresa la morte di Laurie Strode in Halloween: Resurrection ma anche per un ritrovato slancio artistico che incanala la visione originale di John Carpenter in un lungometraggio rispettoso del suo passato e qualitativamente appagante.

Sono passati 40 anni, e Michael Myers, in uno stato di catatonico silenzio, rinchiuso – nuovamente – in manicomio viene riportato al suo violento passato da due podcasters giunti sul posto per convincerlo a parlare, in cerca di una disperata intervista,  provocandolo violentemente con la maschera del 1978. Si recano anche da Laurie, interpretata da una centratissima Jamie Lee Curtis, l’unica sopravvissuta di quel suo ultimo e violento massacro, la quale ha trascorso questi 40 anni nella vivida paranoia di un suo possibile ritorno.

Purtroppo per Laurie le sue paranoie diventeranno presto realtà, anche se questa volta la troveremo davvero pronta a tutto…

Nei momenti migliori del film, troviamo un delizioso banchetto a base brutali omicidi ed inseguimenti. Il senso di ansia è opprimente, ma lo stile volutamente retrò ed il rispetto alle dinamiche registiche fedeli al lavoro di Carpenter, non rende giustizia al ritmo globale del film che risulta in alcune scene blando e non adeguato ai tempi moderni. Il modo in cui il regista segue il disturbante Myers nella sua furia omicida, così come alcune scelte fotografiche di pregio fanno la dovuta differenza tra un film splatter generico ed un uno invece plasmato con arte. La colonna sonora, iconica per ricordare un illustre passato, trasmette la giusta angoscia nel preannunciare la follia omicida a cui assisteremo sgomenti.

Anche se meno cruento rispetto ai seguiti di Rob Zombie, il film è abilmente capace di tenere la platea con il fiato sospeso per tutta la sua durata, senza la pretesa di farvi comprendere la mentalità contorta del protagonista, bensì farvi apprezzare quello che è una sorta di omaggio a un personaggio divenuto negli anni un mito, che questa volta troverà pane per i suoi denti, con un contraltare davvero eccezionale.

Andate al cinema, ma se dovesse capitarvi di vedere un signore molto alto con un abito sporco e sdrucito, con un bel coltello da cucina è vivamente consigliato cambiare strada, possibilmente senza voltargli le spalle.

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