GLASS

21 gennaio, 2019   |  

Dopo 19 anni il piano di Shyamalan è finalmente completo.
Glass è il punto di partenza per un nuovo universo e no, non sto parlando di una pluridimensionalità come in Spiderman in the Spider-Verse.

Glass non è un film di supereroi, ma è un film sui supereroi. La visione psicologica di questi è preponderante, le loro paure vengono tirate a galla, le loro insicurezze pure e ci viene data la possibilità di vedere cosa effettivamente succederebbe se i supereroi iniziassero a esistere davvero, così di punto in bianco. In un mondo in cui il cinecomics è in continua evoluzione, Shyamalan ci vuole dare una visione oggettiva, senza troppi effetti speciali ed esplosioni.

Facciamo un salto nel passato; 19 anni fa con Unbreakable un timido e scettico David Dunn si affacciava all’idea di essere veramente indistruttibile, anche e soprattutto grazie alla perseveranza e alla testardaggine di Elijah Price, un genio (del male) con le ossa troppo fragili, l’Uomo di vetro per l’appunto. Nel 2016 abbiamo fatto la conoscenza di Kevin Wendell Crumb in Split, un thriller a metà tra il fantasy e l’horror. Le 24 personalità di Kevin si sono presentate ai nostri occhi in tutti i modi possibili, da quello più innocuo come Hedwig, a quello più inquietante come “La Bestia”. In un ambientazione cupa, Kevin è sempre stato dipinto come il malvagio, l’antagonista, quello da cui scappare sempre e comunque. In Glass otteniamo finalmente l’obiettivo del regista, capiamo finalmente che Elijah non si è arreso e vuole affermare l’esistenza dei supereroi in tutto il mondo. Con scene lente per tutta la prima metà del film, fatte apposta per focalizzare l’attenzione sull’aspetto psicologico, ritroviamo una costruzione in stile Unbreakable che riesce alla perfezione nel suo intento. Glass è il fulcro di tutto, l’idea universale di un’esistenza speciale, diversa dalle altre, che combatte con le unghie e con i denti per essere ascoltata in una società di tutti uguali, di banalità. La finezza del piano finale messo in atto dal regista Shyamalan è a dir poco toccante, accompagnato per tutto il tempo da inquadrature mirate, calcolate e simmetriche che rendono il film ancora più apprezzabile. Impossibile dimenticare le interpretazioni mozzafiato dei tre protagonisti. Con un cast che vanta volti come quelli di Bruce Willis, Samuel Jackson e James McAvoy, otteniamo tre interpretazioni studiate in ogni minimo dettaglio che aiutano i personaggi a concludere la loro costruzione meravigliosa e per niente superficiale. Arriviamo dunque al momento più atteso; quale sarà stavolta il colpo di scena finale alla Shyamalan? Dopo il Sesto Senso (che per il plot twist finale aveva ottenuto giudizi molto differenti tra loro) non avevamo più avuto prove di colpi di scena elettrizzanti.

Stavolta- forse per giustificare l’attesa di diciannove lunghi anni?- il regista inserisce ben tre colpi di scena, tutti e tre estremamente sottili e mirati alla morale del film. Riusciti? A pieni voti! Se mi chiedete a chi potrebbe piacere di più un film come Glass, vi rispondo che non c’è una fetta di pubblico da prendere particolarmente in considerazione, perché, alla fine, tutti noi ci vogliamo sentire un po’ speciali e vogliamo lottare per far emergere la nostra voce dal coro.
Come disse l’Uomo di vetro: “Mamma, io non sono stato un errore, tutto ha avuto un senso”.

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