Disobedience

5 novembre, 2018   |  

DISOBEDIENCE

Cosa significa trasgredire? Disobedience ci pone di fronte ad alcune domande “scomode” con cui tutti dobbiamo fare i conti: chi siamo? Cosa desideriamo?

Il film di Lelio, tratto dall’omonimo romanzo di Naomi Alderman, esplora il punto d’incontro del desiderio fisico, sensuale e istintivo con i doveri, con le regole della comunità d’appartenenza, la fede, tutti fattori che sembrano soffocare la libertà personale dell’individuo. Eppure la nostra identità non può fare a meno né del desiderio né della ragione. Si tratta di una lotta, personale ed interiore ma anche esteriore, con quell’ipocrisia che non accetta la diversità.

Ronit, pur di vivere la propria vita in totale libertà, ha scelto l’esilio volontario a New York, dove si è consacrata come fotografa. La morte del padre, un rispettato rabbino, la porta a tornare alle radici della sua famiglia e delle sue scelte. L’amica d’infanzia Esti, con cui ha avuto una storia da ragazza, sotto la pressione di amici e parenti, è sposata con il cugino Dovid, con il quale hanno costituito per anni un triangolo di amicizia. Il tempo è passato e i tre si ritrovano in un contesto e una fase delle rispettive vite molto diverso: Dovid è in lizza per il ruolo di nuovo rabbino capo, mentre le due donne devono fare i conti con un legame forzatamente sopito.

La loro omosessualità è un peccato intollerabile agli occhi della comunità di ebrei ortodossi nella quale queste si trovano a vivere. Eppure rappresentano i due poli dell’umanità : Ronit, un’intensa Rachel Weisz, è l’anticonformista, la coraggiosa dimostrazione di come sia possibile ribellarsi e prendere in mano la propria vita. Esti, una quieta e riservata Rachel McAdams, è l’obbediente arresasi alle regole di vita che le garantiranno “una lunga vita”. Esti accetta di vivere con un uomo che non ama veramente, trovando soddisfazione solo nel suo lavoro di insegnante.

Obbedienza e ribellione dunque. Ma quale delle due vince? 

La risposta forse è nel monologo di Dovid che, citando il discorso del predecessore, sottolinea come la libertà di scelta, più che un dovere, sia un atto di tenerezza. Nelle sue parole scegliere è vivere, l’atto più giusto e umano che ogni individuo possa compiere verso se stesso. Questo suggerisce che la scelta dei protagonisti non sia una vera e propria “disobbedienza” ai precetti ma ad un mondo che sembra non comprendere il valore della propria identità.

Disobedience è un film delicato tanto nei silenzi quanto nelle esplosioni di passione. La regia di Lelio è ponderata e discreta, servendo ai tre protagonisti una prova attoriale magistrale.

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