C’ERA UNA VOLTA… A HOLLYWOOD

25 Settembre, 2019   |  

Film numero 9.

Quentin Tarantino è tornato dietro alla macchina da presa per regalarci una visione, a tratti inedita, dei bellissimi e sognanti anni 60, bagnati dal sole e impreziositi da performance di altissimo livello. 

Quando si è diffusa la notizia che il regista di Pulp Fiction avrebbe girato il suo nono film e che avrebbe avuto come ambientazione la Hollywood degli anni 60, in molti hanno tirato un sospiro di sollievo, altri invece si sono leggermente preoccupati, ponendosi una semplice domanda: “Cosa si inventerà l’enfant terrible del cinema dopo aver preso a schiaffi i nazisti, e sdoganato il razzismo e la schiavitù dei “negri”?  La risposta è fuori da ogni indugio: egli ha plasmato l’ennesimo capolavoro, sublime nella realizzazione ed alternativo nella visione del cinema stesso. Un capolavoro borderline con il sapore del classico, brillante e molto probabilmente uno dei migliori film d’autore americani dopo Jackie Brown. Once upon a time in Hollywood, incentra la sua storia sulla figura di Rick Dalton, stella cadente della TV americana, interpretato da uno straordinario Leonardo DiCaprio, e sul suo viscerale amico e collega Cliff Booth, che è stato la sua controfigura per anni, anche se, nell’ultimo periodo, a causa delle persistenti voci che lo vedono assassino di sua moglie, il lavoro cominciava a latitare seriamente. 

Rick, in cerca di successo dopo la bocciatura della serie TV, Bounty Law, di cui era il promesso protagonista. trova in Cliff Booth – di cui ci regala un’altra splendida interpretazione un Brad Pitt in forma perfetta – ormai lontano dal “jet set”,  il confidente, come suo uomo di fiducia, autista e suo aiutante per lavori vari ed eventuali. Dalton ha per vicina di casa l’eterea Sharon Tate, interpretata con leggerezza e misura dalla bellissima Margot Robbie, sposata – nel film – con il noto regista Roman Polanski, controverso e talentuoso regista, di cui vengono ignorati gli eventi inquietanti che lo vedono coinvolto, succeduti al 69. In questo film, straripante di performance memorabili, spicca in maniera particolarmente emblematica la prova recitativa di Leonardo DiCaprio, che interpreta un uomo consumato dell’insuccesso e dell’alcol.  Esattamente come gli anni 60, il declino di Rick Dalton è segnato da grandi promesse disattese, con ben evidenziata una personalità lacerata e viziata. Nella seconda parte del film gli viene offerta una possibilità per la redenzione dove interpreterà il cattivo in una serie TV western dal titolo Lancer, in cui DiCaprio ci offre una delle più grandi scene recitate della sua carriera, mostrando i segni della sua angoscia, della rabbia e della speranza che risiedono in brucianti dettagli della sua espressività, vicina alla perfezione assoluta. Tarantino qui mette da parte il proprio ego sfrenato, mettendosi a disposizione degli attori con una generosità registica davvero senza pari. Il regista statunitense diventa infatti più indulgente, in rottura quasi completa con il recente passato che lo ha visto impegnato più come espressionista di violenza ed azione che non di ragionato e squisito thriller dell’equivoco, come The Hateful Eight che rimane comunque una delle sue specialità. In Once upon a time in Hollywood, come il titolo vuole suggerire, riscopre la magia del cinema stesso, della messa in scena quasi teatrale di una favola, in un esperimento del cinema nel cinema che mette a nudo gli attori, protagonisti e non.

E’ importante ricordare, che aldilà di Pitt e DiCaprio, ci sono nomi d’eccellenza che prestano il fianco a Tarantino in questa operazione tanto insolita quanto riuscita.  Quello che a livello registico impressiona, è il dipinto complessivo che riesce a dare degli anni 60, trasportando lo spettatore in un’epoca cosi vicina, ma anche cosi lontana, della quale possiamo vivere la quotidianità, la mondanità, i colori, i sapori. L’esaltazione estrema della bellezza di un decennio magico, attraversato anche da eventi tragici e tumultuosi, che, con il racconto di amicizia fraterna tra Rick e Cliff, ti fa vivere nella pienezza dei sensi, in questo tour alla scoperta di un mondo che non esiste più. Stupire con la qualità del narrato di una storia bella, che attinge dalla realtà, di personaggi caratterizzati splendidamente, può valere molto di più di una qualsiasi esagerazione fatta con altrettanto gusto.  Attenzione però, Tarantino non resisterà senza fare Tarantino fino all’ultimo frame. Siete avvisati.  Cosi come, uno dei suoi segni distintivi rimane l’uso della colonna sonora, perfettamente amalgamata nel contesto un pò vintage, per ricreare il sapore di quel tempo ed infondere in ogni scena la giusta energia e carica emotiva. C’era una volta a Hollywood, l’arte cinematografica che non c’è più, e che Tarantino ha pensato bene di omaggiare, facendo l’amore con il cinema senza tradire lo spettatore, con inimmaginabile eleganza, talento a profusione e la sua immancabile genialità narrativa

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