Avengers Endgame

12 Maggio, 2019   |  

Sono passati diversi giorni ed almeno un paio di visioni e solo ora mi sento di parlare e scrivere del film sulla bocca di tutti, colui che sta infrangendo record su record ovvero Endgame.

Come dice il titolo stesso dopo ben 22 pellicole siamo arrivati alla fine dei giochi, alla resa dei conti. Tutto quello che è successo in questi 11 anni porta a questo tragico ma bellissimo finale.

Tutto partì nel maggio del 2008 con uno dei personaggi allora meno conosciuti di Stan Lee e un attore piuttosto in crisi ma con la voglia di rialzarsi. Iron Man e Robert Downey Jr in quell’ istante si sono fusi e diventati un’unica realtà. Il successo dell’uno ha creato l’ascesa dell’altro. Oggi Iron Man è forse il personaggio più amato all’interno di quell’universo mastodontico del cinema Marvel e Downey uno dei divi più desiderati, pagati e ben voluti di Hollywood con una recentissima stella sulla Walk of Fame e stuoli di fan che lo acclamano in ogni angolo del mondo, dagli USA alla Korea passando per l’Europa. Ma quello che è successo nel frattempo è qualcosa di inimmaginabile che nemmeno a Star Wars è riuscito. Ha messo d’accordo grandi e piccini, appassionati di fumetti e non, la critica più severa, l’Academy e il pubblico. Ci ha portato in galassie lontane e nuovi mondi. Ci ha fatto conoscere supereroi, Dei, maghi, donne eccezionali, procioni con alberi parlanti, gemme, guanti e chi più ne ha più ne metta. Ci sono stati fra l’altro: un film total black (Black Panther), 4 collettivi (Avengers 1-2-3-4) e uno di scontro fra fazioni (Civil War). Alla fine però tutti abbiamo capito che solo uniti si può vincere. Che brividi quando Capitan America nel bel mezzo della battaglia grida alla carica tutti i compagni riportati in vita con l’urlo: AVENGERS UNITI! Che forza vedere Thor in crisi post traumatica con dimensioni non proprio da semidio e un Hulk che non è più incredibile ma una via di mezzo con l’umano Bruce Banner. Che cameratismo e che amicizia quella fra Black Widow e Hawkeye pronti a dare la vita l’uno per l’altro. E che dire del capostipite di questa saga. Tony Stark è cresciuto assieme ai suoi fan: da genio/miliardario/playboy/filantropo con un ego smisurato si è trasformato in amorevole marito, padre di famiglia (quanto è dolce la sua interazione con la piccola Morgan che tanto ha desiderato), mentore (di Peter Parker), ma soprattutto si è giunti al leader ed  eroe indiscusso in grado alla fine di sacrificarsi per il bene comune e la salvezza del pianeta (contrariamente a quello che il padre Howard aveva fatto). Lo sguardo fra Tony e Doc Strange quando gli indica quell’unica possibilità fra 14 milioni toglie il fiato. Ho ancora la pelle d’oca a pensarci: in una frazione di secondo tu e Tony arrivate alla stessa terribile conclusione. O sacrificio o completa sconfitta. Forse è per questo che lo amiamo così tanto, forse è per questo che la sua morte ci ha colpito così tanto.  Tony Stark non è nato con super poteri, non si è esposto a radiazioni che lo hanno modificato. Come egli stesso dice nel terzo capitolo dei suoi film Tony Stark è solo A MAN IN THE CAN, un uomo di ferro che sfrutta le sue capacità intellettive per creare un’armatura per uscire dal buio di una grotta afgana  e in seguito diventare un protettore nonché vendicatore. Quella frase di chiusura I’M IRONMAN (diretto richiamo a quel primo film con un giovane Tony Stark spensierato ed esibizionista) stavolta viene pronunciata da RDJ a testa alta ma  con il dolore e la consapevolezza di quello che Stark sta per fare e di quello a cui sta per rinunciare e tutto ciò ha un peso e un valore incommensurabile. È un momento bellissimo e potentissimo, e ovviamente Ineluttabile. La perfetta chiusura di questo arco narrativo.

Il futuro ora è roseo, le famiglie sono riunite. Ma…. 

Il re è morto e … noi lo amiamo 3000!!!! 

Benex78

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