Amiche di sangue

13 Agosto, 2018   |  

In un esordio estremamente equilibrato, il regista Cory Finley confeziona un thriller da brividi con due giovani promesse della recitazione.

Ad un anno dalla presentazione ufficiale al rinomato Sundance Festival del 2017, l’opera prima di Cory Finley approda nei cinema italiane nel pieno di un’estate ricca di titoli di stampo thriller e horror. Amiche di sangueThoroughbreds, “purosangue” nel significativo titolo originale – è una pellicola dalle atmosfere sofisticate e studiate in ogni minimo dettaglio che vuole colpire profondamente il grande pubblico sin dalle prime sequenze. Per raggiungere questo ambizioso obiettivo, che in passato ha creato non poche ossessioni anche a illustri predecessori, Finley attinge a piene mani dalla migliore tradizione del genere coniugandola con l’originalità e la freschezza del panorama cinematografico indipendente, dando al film uno sguardo fuori dall’ordinario.

L’incalzante azione muove i suoi primi passi nelle luminose ed eleganti ville della periferia del Connecticut, le residenze di famiglie abbienti con curati e verdissimi parchi ed esclusivi campi da tennis privati. E’ questo l’habitat delle due annoiate giovani protagoniste Amanda (Olivia Cooke) e Lily (Anya Taylor-Joy), amiche d’infanzia che nel corso degli anni si sono allontanate. I loro due caratteri sembrano incompatibili con le loro attitudini agli antipodi: in realtà, i loro istinti più crudeli e oscuri sono complementari e daranno origine ad un piano follemente lucido per organizzare l’omicidio perfetto dell’arrogante patrigno di Amanda. Le due ragazze cercheranno la complicità di un illuso truffatore, Tim (Anton Yelchin), reduce da un periodo in carcere e alla ricerca di un modo per realizzare i suoi più impensabili sogni.

Le intriganti composizioni di Erik Friedlander dettano il ritmo di un thriller giocato sull’acuta verbosità dei dialoghi e l’assordante rumore dei silenzi, di un film che rende le contraddizioni e i contrasti i suoi più grandi punti di forza per evidenziare il suo tagliente messaggio. L’egoismo e l’insensata insoddisfazione delle due giovani aspiranti assassine prendono forma grazie a due ottime interpreti che confermano le aspettative derivate dai loro precedenti lavori e suggeriscono eccellenti prospettive per il futuro sul grande schermo. Difficile scegliere la migliore performance tra la Cooke e la Taylor-Joy, ancora più ardua questa impresa se si tiene conto dell’ultimo lavoro del compianto Yelchin che presta volto e anima ad un personaggio controverso ma buono nei suoi esagerati desideri. L’esplosiva contrapposizione tra queste figure è il vero motore di questo film che, proprio per questo, nella sua seconda parte prende definitivamente il volo.

Questo gioco di opposti non necessariamente inconciliabili non si limita agli interpreti ma si estende all’ambientazione che, non raramente, accosta ordine nella sua forma più ingombrante al caos più inventivo ed utopico. Si realizza così un sinistro ritratto, incorniciato da un irresistibile humour nero, di una società che non è più capace di esprimere genuinamente le sue emozioni, imprigionandosi costantemente in schemi e circostanze che impediscono definitivamente il confronto e il dialogo.

Segnatevi i nomi in gioco in questa pellicola: ne sentirete parlare molto in futuro!

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