Venezia 75: Tutti premi meritati?

12 settembre, 2018   |  

La Mostra del Cinema di Venezia 2018 si è conclusa pochi giorni fa, con un palmares prevalentemente anglofono e hollywoodiano, i cui vittoriosi intravedono, già, gli Oscar all’orizzonte – come si poteva intuire sin dalla massiccia fetta di titoli papabili per la statuetta, presenti in Concorso.

Il Leone d’Oro della 75. Edizione – assegnato, come gli altri premi, dalla Giuria presieduta da Guillermo del Toro e composta da Sylvia Chang, Trine Dyrholm, Nicole Garcia, Paolo Genovese, Malgorzata Szumowska, Taika Waititi, Christoph Waltz e Naomi Watts – è andato a “Roma”, di Alfonso Cuarón. Per alcuni, potrebbe trattarsi di una scelta scontata, prevedibile o, addirittura, di parte – vista la forte amicizia che lega il regista di “Gravity” (2013) all’autore de “La Forma dell’Acqua – The Shape of Water” (2017), peraltro vincitore di Venezia 74. – ma la verità è che, al di là di ogni possibile legame o dinamica di voto, il dramma familiare, in bianco e nero, di Cuarón – che sarà distribuito da Netflix in streaming e in sale selezionate – è stato il film più amato dalla stampa italiana ed internazionale e, di sicuro, è uno dei migliori del festival lagunare di quest’anno.

Un altro grande favorito – che, sicuramente, vedremo il 24 Febbraio, agli Oscar 2019 – era “The Favourite”, di Yorgos Lanthimos; che, alla fine, ha portato a casa il Leone d’Argento per il Gran Premio della Giuria e la Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Femminile, vinta dalla straordinaria protagonista Olivia Colman, nei panni di una fragile e tragicomica Regina Anna d’Inghilterra.

Meno soddisfacente è stato, invece, l’altro Leone d’Argento – ovvero quello per la Miglior Regia – conferito a Jacques Audiard, per il western “The Sisters Brothers”. Pur trattandosi di un’ottima pellicola, un premio del genere sembra, francamente, esagerato; considerando la regia strabiliante e iper-adrenalinica di “First Man”, firmata da Damien Chazelle – snobbato per la seconda volta, dopo “La La Land” (2016) – o la messinscena labirintica e claustrofobica di László Nemes nel magistrale “Sunset” – insignito, quantomeno, del Premio FIPRESCI, facente parte dei riconoscimenti collaterali.

La Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Maschile è stata, meritatamente, vinta dal Willem Dafoe di “At Eternity’s Gate”. Con tutta la versatilità che lo contraddistingue, l’attore statunitense – candidato a 3 Academy Awards – ha indossato, in modo intenso e sublime, le vesti del pittore olandese Vincent Van Gogh – i cui ultimi, sofferti e tormentati anni di vita sono stati raffigurati da Julian Schnabel con un lirismo e uno stile anticonvenzionale non indifferenti. Sia Dafoe che Schnabel, hanno, inoltre, ricevuto il Premio Fondazione Mimmo Rotella.

Il Premio per la Migliore Sceneggiatura è stato assegnato – un po’ a sorpresa – a “The Ballad of Buster Scruggs”, di Ethan e Joel Coen – secondo dei tre titoli Netflix in competizione. In molti si aspettavano la vittoria di Olivier Assayas, con il dramedy “Non-Fiction”; ma il western in sei episodi scritto e diretto dagli autori di “Fargo” (1996) è così irresistibile nel suo essere drammatico e umoristico, al tempo stesso, che il riconoscimento è, comunque, appropriato.

In pochi, credevano, infine, che l’unica cineasta donna in Concorso potesse rientrare nella cerchia di vincitori, ottenendo, addirittura, due premi. Parliamo di Jennifer Kent, che con l’opera seconda “The Nightingale” ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria e il Premio Marcello Mastroianni per un Attore o un’Attrice Emergente, vinto da Baykali Ganambarr – a discapito della ben più valida Aisling Franciosi. Entrambe le scelte suonano abbastanza politically correct, in quanto Kent era l’unica quota rosa in gara e Ganambarr è un esordiente di colore che interpreta un aborigeno. Da non sottovalutare, in tal senso, è anche l’increscioso caso della frase ingiuriosa urlata da un accreditato stampa, durante una proiezione della pellicola per i giornalisti, verso la regista australiana.

Al di là di trionfatori e sconfitti, la 75. Edizione del festival cinematografico più antico del mondo ha confermato, ancora una volta, la sua forte rilevanza e il suo prestigio crescente; imponendosi come una delle annate più qualitative dell’ultimo decennio, almeno.

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