Riprese Uniche – Unsane

11 luglio, 2018   |  

Immaginatevi un tranquillo sabato sera al cinema. Entriamo in sala, le poltroncine di velluto rosso ci attendono, aspettiamo con impazienza che le luci si spengano e in un attimo ci catapultiamo nel mondo che ci appare davanti agli occhi. Per gli spettatori attenti e concentrati ormai esisterà solo quella dimensione e per tutta la durata del lungometraggio sarà quasi impossibile non impersonificarsi nei protagonisti.

Troppo spesso un elemento fondamentale del cinema passa in secondo piano, facendoci totalmente dimenticare di tenere conto anche di quello e facendoci focalizzare principalmente sulla trama. Stiamo parlando delle riprese e delle inquadrature, che molte volte hanno caratterizzato pietre miliari del cinema internazionale.
Probabilmente è l’elemento più determinante per inserire perfettamente lo spettatore all’interno di un immaginario surreale che viene proposto davanti ai nostri occhi, la potenza di una telecamera, di un’inquadratura o di una tecnica di ripresa particolare porta con sè una grande responsabilità.
Del tutto stravagante è la scelta del regista Steven Soderbergh di riprendere il suo nuovo film Unsane interamente per mezzo di Iphone:
«Non c’è dubbio che l’iPhone al cinema oggi aiuti a tradurre una storia nella realtà visiva del mezzo più usato al mondo. La resa è intensa, iperrealista, e sicuramente un filtro che dobbiamo ancora abituarci a vedere sul grande schermo. Posso parlare per me: questo nuovo medium cinematografico cambierà il mio modo di fare cinema».

Queste le parole del regista che sembra accettare perfettamente il continuo sviluppo delle tecnologie e ne trae i vantaggi più strabilianti.

Se guardiamo Unsane quasi stentiamo a credere alla sua realizzazione così a basso costo e ci appare a tutti gli effetti un film girato con telecamere professionali, tutto ciò sicuramente dà merito a Soderbergh che ci dimostra che si può essere dei grandi registi nonostante i mezzi.
Per tutti i cinefili incalliti però, sarà doveroso collegare questo modo di fare cinema a quello di Truffaut o Godard, che negli anni ’60 del 1900 ci hanno intrattenuti secondo le regole della Nouvelle Vague: budget limitato e poca qualità nelle riprese. Ebbene sì, non si tratta di errori o poca attenzione, ma bensì di un’idea ben precisa che porta il regista a realizzare un film che riesca a sfondare al botteghino senza dover spendere cifre esorbitanti per realizzarlo. Guardando A bout de souffle, di Truffaut infatti non dovrete sconvolgervi se noterete gli attori interagire con gli spettatori guardando in camera, così come sarà del tutto normale e voluto vedere delle scene traballanti per colpa della telecamera portata a mano, che a volte segue perfino il movimento del respiro del cameraman.

Nonostante il successo di alcuni film appartenenti a questa corrente, con il passare di anni le tecniche di ripresa miglioreranno e creeranno un susseguirsi di inquadrature spettacolari che rimarranno nella storia del cinema. Solo attraverso le inquadrature, alcuni registi sono riusciti a mostrarci la vera potenza del cinema, un esempio perfetto è Il Buono, il Brutto e il Cattivo, film del 1966 di Giorgio Leone.

Primissimo piano sugli occhi per catturare la potenza espressiva dello sguardo, attese che sembrano non finire mai in posizioni perfettamente simmetriche, insomma, un condensato del cinema Western in poche inquadrature.
Ciò che rende perfetta un’inquadratura la maggior parte di volte è proprio la geometria che fotograficamente rende la scena senza difetti. Penso che qualsiasi amante del cinema collegherà questa perfezione al grande Stanley Kubrick, genio indiscusso della ripresa cinematografica che rende quasi inquietante la precisione di ogni scena, trasmettendoci immagini così perfette geometricamente che rendono meraviglioso qualsiasi fotogramma dei suoi film. Grande potenza e massima resa in Shining, 1980, dove ogni particolare è collocato in maniera strategica per rendere tutto inquietante.

 

Molteplici sono le inquadrature iconiche del passato, ma anche nel cinema contemporaneo le tecniche più stravaganti e ben riuscite continuano ad arrivare. Il Sacrificio Del Cervo Sacro, thriller psicologico uscito poche settimane fa al cinema, di Yorgos Lanthimos, ha una cura nei dettagli quasi impressionante. Mi è rimasta impressa la scena in cui Bob, il bambino interpretato da Sunny Suljic, cade terra appena finite le scale mobili. Il tutto è stato ripreso dall’alto, in un’unica inquadratura che per tutta la rampa ha seguito lo spostarsi degli attori, dandoci una visione oggettiva della scena senza dover indirizzare il nostro sguardo su altri particolari.

Nella storia del cinema e tutt’ora le inquadrature sono il pane quotidiano dei cinefili e dei critici, che come ci è stato mostrato tramite un iphone, sono ancora in grado di stupirsi.

 

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