Roma – Leone d’oro a Venezia75

18 Settembre, 2018   |  

Era talmente papabile, sin dall’inizio, per la vittoria finale, che in pochi ci avrebbero scommesso sopra; nonostante fosse un film qualitativamente eccelso, tra i migliori della selezione. Stiamo parlando di “Roma”, l’ottavo lungometraggio di Alfonso Cuarón, premiato con il Leone d’Oro alla 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – conclusasi poco più di una settimana fa. La pellicola segna il ritorno del cineasta messicano nella sua terra natia, per raccontare una storia profondamente autobiografica, incentrata sulle vicissitudini di una famiglia borghese di Città del Messico, negli Anni ’70, narrate attraverso lo sguardo di un’affabile domestica. Quello che era uno dei titoli più attesi del festival lagunare, si è rivelato una vera e propria masterclass di regia e fotografia – entrambe superlative. Nel portare sul grande schermo elementi, personaggi e situazioni legati alla sua infanzia, Cuarón realizza un affresco familiare, politico e sociale – intimo ed imponente, al tempo stesso – ricco di drammi di vita universali e di momenti umanamente affettivi e commoventi. Una profonda e sentita lettera d’amore al Messico, ma anche alle donne che lo hanno cresciuto: mogli, madri (naturali e non) e persone, prima di tutto, dalla grande forza interiore; che non si arrendono di fronte a nulla e affrontano, caparbiamente, difficoltà e delusioni dovute a uomini capaci solo di far soffrire.

Il regista vincitore di 2 Oscar – guadagnati con lo space-drama “Gravity” (2013), anch’esso presentato al Lido, Fuori Concorso – opta per movimenti di macchina immersivi – tra piani-sequenza dilatati e dettagliati, con carrellate e campi lunghi – e si avvale di splendidi chiaroscuri di una cinematografia in bianco e nero – da lui stesso firmata – che non ha nulla da invidiare al magnum opus del suo storico collaboratore Emmanuel “Chivo” Lubezki. In un plot in cui il nucleo parentale viene contrapposto a una nazione in pieno subbuglio, il punto di vista è quello della protagonista Cleo, interpretata dall’esordiente Yalitza Aparicio, che è una sorprendente rivelazione. Al suo fianco, la più navigata Marina de Tavira, altrettanto efficace e solida, nei panni di Sofía. “Romasegna la definitiva consacrazione di Alfonso Cuarón, inserendolo tra i più acclamati e pluripremiati autori contemporanei. Siamo certi che dopo il trofeo più ambito a Venezia, il suo nome riecheggerà, in prima linea, anche la sera del 24 Febbraio, agli Academy Awards 2019. 

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